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lunedì 1 settembre 2014

Threef n. 7: edibili resti e la cucina del recupero. Una cesar salad, o quasi.



L'esperienza Threef prosegue e ci accompagna verso l'autunno con un numero a tema sostenibile.
E siamo al numero sette. Anzi otto, contando anche il numero zero.
Come passa il tempo.
A me questo Threef accompagna nel primo autunno dei miei "anta", mentre litigo con le distanze tra appunti e tastiera. Gli occhiali da lettura, ahimé, arrivano la prossima settimana.
Mi sembrava ieri che spalmavo l'antiacne ed ormai è già troppo tardi anche per l'antirughe.

Segno del tempo, o meglio dei tempi, anche il filo conduttore di questo Threef.
Un numero anticrisi, antisprechi: il recupero e la rielaborazione creativa degli avanzi.
E vi assicuro... sfogliando quelle pagine, nessuno penserà a frigoriferi tristi, avanzi dispari da appaiare.

Il punto di partenza per me è il pollo allo spiedo. Del giorno prima.

Sì, quello che avete preso in rosticceria al volo, alle 19:29, macchina parcheggiata (se così si può dire) da circo in obliquo sul marciapiede.
Quel pollo allo spiedo troppo frequente, emblema triste della vita di lavoratore troppo full time.
Fortunatamente il mio pollivendolo resta aperto sino a tardi e vende il "pollo intero tagliato" - così recita il cartello, giuro - a 0.15 € in più del semplice "pollo intero". Che i servizi si pagano.

Non so a casa vostra, ma da me non c'è mai una benedetta volta in cui non avanzi un po' di petto.
(Quasi tutti gli utenti nel mondo della rosticceria da asporto sognano un pollo allo spiedo quadrupede).
La mia proposta è un'idea per rivisitare il classico avanzo di pollo allo spiedo e trasformarlo in una cesar salad di polpette morbidose.






Ceasar salad rivisitata
(per 4 persone, circa 40 polpettine)

Per l'insalata con polpette

1 cuore di lattuga gentile
Cubetti di pane
Scaglie di parmigiano
1/2 pollo allo spiedo avanzato (250 di polpa)
120 g patate al forno avanzate
1 spicchio d'aglio schiacciato
1 cucchiaio worchester
1 cucchiaio succo di limone
50 g parmigiano grattugiato
qb sale e pepe
1 cucchiaio di farina
1 cucchiaio pangrattato
qb olio e.v.o.

Nel mixer frullare il pollo, le patate, l'aglio, il parmigiano, la salsa, il succo di limone, sale e pepe sino a rendere il tutto abbastanza amalgamato e lavorabile.
Formare piccole polpettine e passarle nel mix di farina e pangrattato.
Rosolarle circa 8 minuti in una padella antiaderente con olio caldo, scuotendola spesso perché le polpette si dorino da tutti i lati.
Mettere da parte e nel fondo di cottura tostare il pane a cubetti.
Servire le polpette tiepide sull'insalata, accompagnando con scaglie di formaggio e i crostini di pane.


Per il dressing
200 ml yogurt bianco
2 foglie lattuga
1 cucchiaio senape
1 cucchiaio worchester
2 cucchiai parmigiano grattugiato
1/4 spicchio d'aglio schiacciato
qb sale e pepe

Frullare tutti gli ingredienti per accompagnare l'insalata.




Buona serata e buona lettura con questo nuovo numero di Threef !

domenica 1 giugno 2014

Costa Azzurra, lavanda e pan bagnat. Ricordi di quando avevo le ginocchia, per Threef.




Quando il team di Threef ci ha indicato, come traccia di lavoro per giugno, il tema di massima "street food, fast food e dintorni", sono andata in paranoia. Sì, perché tutto il mio street food preferito, su Threef, era già stato pubblicato.
Le fajitas, mie, sul numero 2. Le zeppole di pasta cresciuta, sempre mie, sul 3. I falafel, di Maria Elena, sul numero 5.
Ho cercato di continuare a pensare all'estate, alle vacanze.

Il primo pensiero è andato alla Grecia, al pita gyros, che però poneva il problema di cucinare la carne nel modo giusto, con lo spiedo verticale.
Ricordo, al rientro da Creta, le crisi di astinenza da pita gyros soddisfatte a Milano, a tarda notte, sull'alzaia del naviglio, nella storica ghireria.

Poi un lampo, un fiume in piena di ricordi.
Quelle estati con mamma e papà, quelle settimane di luglio nell'indimenticabile appartamentino di amici in rue des Palmiers, nella vecchia Antibes.
Sono passati quasi venticinque anni e me lo ricordo come fosse ieri, con quelle mattonelle esagonali di cotto, il caminetto, la tenda in stoffa provenzale a nascondere l'angolo cottura.

Le cene all'aperto nei bistrot della piazza; cozze, cozze e ancora cozze.
La mattina, la colazione al bar all'angolo, con dei croissant che non ho più mangiato così buoni, nemmeno a Parigi.
Croissant che con la loro croccante bontà mitigavano l'immondo caffé espresso francese.
La spesa con la cesta in vimini al mercato, sotto la tettoia liberty in vetro e ferro battuto. Metri e metri di ceste di frutta, secchi di fiori e piatti di spezie. Nectarines e tulipani.
Portavo pantaloni capri a quadretti vichy, vestitini a fiori e zoccoli col tacco.
Pesavo più o meno trentacinque chili, che a voler essere pignoli sono le stesse cifre del mio peso attuale. Mi si vedevano le rotule, allora.

Era tutto splendido.
Persino lo spazzino comunale che all'alba - a bordo di una Yamaha da enduro dotata di bidone aspiratutto, chiamata dai locali moto-crotte e da noi più laicamente succhiamerde - sanificava i vicoli. Un figaccione, abbronzato e ossigenato, che sembrava uscito da baywatch. Non fosse stato per l'aspiramerde, che lo faceva un po' ghostbuster.

La vecchia Antibes, il profumo di pane che usciva dalle boulangerie misto a quello di saponette e sacchetti di lavanda.
Quelle vetrine dei baretti piene di baguettes jambon beurre, piccole quiche lorraine da asporto e traboccanti pan bagnat. Buono, quel panozzo gigante.
Un'insalata nizzarda ficcata dentro due fette di pane pronte ad esplodere, colando vinaigrette sul vestitino a fiori.




Pan bagnat

4 panini tipo arabo
2 pomodori ramati
1 cetriolo
2 cuori di lattuga gentile
2 uova sode
1/2 cipolla rossa
400 g di tonno in tranci sott'olio
1 manciata di olive verdi denocciolate
olio aceto di vino rosso sale e pepe

Tagliare le uova sode a fettine.
Sgocciolare il tonno dall'olio di conservazione.
Preparare le verdure per l'insalata nizzarda: mondare e lavare la lattuga, tagliare a fette sottili il pomodoro; affettare anche il cetriolo privato della scorza e la cipolla rossa.
Radunare il tutto in una terrina, aggiungere le olive e condire in modo decisamente abbondante con olio, aceto, sale e pepe, mescolando delicatamente.
Tagliare il pane e bagnarlo su entrambi i lati con il condimento dell'insalata, prelevandolo con un cucchiaio dal fondo della terrina. Comporre il pan bagnat con l'insalata, l'uovo e il tonno.


Bonus track
Pane arabo, tipo pita
esecuzione con Bimby (ricetta di Valentina):

500 g farina zero
300 g acqua tiepida
25 g lievito di birra fresco
10 g sale

Inserire nel boccale l'acqua, il lievito, la farina e il sale.
Impastare 2 minuti a spiga.
Dividere l'impasto in 8 parti uguali, formare delle palline lisce e ben compatte.
Appiatturle e stenderle con il mattarello sino ad ottendere dischi di 12-14 cm di diametro.
Coprire e far lievitare sino a raddoppio.
Scaldare il forno a 250° con la placca vuota al suo interno.
Una volta caldo, estrarre la teglia e disporvi i panini, cuocere per 10' o fino a doratura.
Togliere i panini appena gonfi, metterli subito in un sacchetto di carta e poi quello di carta in uno di plastica per trattenere tutta l'umidità.
Conservarli così chiusi mezz'ora prima di servire.

Non perdetevi anche questo Threef, è bellissimo.




venerdì 20 luglio 2012

Pita salad... veronese


Ehm.... vengo subito al dunque: carne di cavallo, che ne dite ?

So già che molti inorridiscono alla parola carne, non parliamo all'aggiunta dell'aggettivo "equina". Le smorfie sul mio volto non erano tanto diverse otto anni fa, appena giunta a Verona.

'Sti veronesi sono proprio strani, mi dicevo. Mangiano cavallo, risini a colazione, chiamano la valeriana molesini, i fagiolini tegoline, l'asino musso, le rape naoni, i balconi poggioli e sono convinti pure di parlare italiano !

A Verona, di fatto, cavallo e musso  dominano nei menù tradizionali, le macellerie equine storiche sono numerose e - vedere per credere - hanno la coda fuori il sabato mattina.
Per me vivere un posto è anche, nei limiti del possibile, far propri gli usi locali, almeno in cucina; ecco dunque che gli sfilacci di cavallo sono stati, appena giunta in città, l'inaspettato e piacevolissimo icebreaker tra me e la carne equina.
E' carne salata, essiccata, affumicata e sfilacciata. Si serve spesso come la bresaola, con rucola e grana d'estate e con radicchio e grana o provola affumicata d'inverno. E di norma, piace anche a chi giurerebbe sui figli di non voler assaggiare nulla che abbia mai nitrito.
Per me lo sfilaccio diventa un elemento interessante per arricchire le insalatone estive con una proteina. Inoltre si trova facilmente al supermercato e si conserva in frigo a lungo. Insomma, un jolly.

Siccome però l'estate è piena, ho pensato ci volesse una deriva esotica... che col cavallo... parliamone !!!
Mi sono dunque chiesta: cosa succede shakerando un pita gyros greco, un'insalata fattoush libanese e carne di cavallo essiccata, così tanto ... veneta ?



Ne è uscita questa cosa qui, che un nome non ha, ma che mi è sembrata simpatica e appetitosissima, specie con un po' di dressing allo yougurt. Sconfinando verso lo street food mediorientale, ho scelto di gustarmela tra i tetti, in quel già citato buco di terrazzino (o poggiolo, che dir si voglia) che ironicamente ho ribattezzato roof garden.


Come l'ho preparata

Ho preparato le pite, preferendo la cottura alla piastra rispetto a quella al forno che sarebbe tradizionalmente indicata. Il forno, no... non ce la posso fare. Ho dunque impastato a mano tre cup di farina, a cui avevo aggiunto e amalgamato 1 cucchiaino di zucchero, uno abbondante di sale e mezza bustina di lievito istantaneo, con 1 1/2 cup di acqua. Ho coperto con pellicola e lasciato riposare mezz'oretta.
Nel frattempo ho preparato il ripieno, il dressing, e steso il bucato (ma questa è un'altra storia).
Ho tagliato in piccoli pezzi cipollotto, peperone, cetriolo, pomodoro e spezzettato qualche foglia di basilico e menta; ho condito con sale, pepe, coriandolo, un po' di aceto balsamico e qualche goccia di succo di limone e ho lasciato marinare qualche minuto. In ultimo ho aggiunto gli sfilacci e mescolato.
Per il dressing, ho insaporito 100 ml di yogurt intero con cipollotto, erba cipollina, menta, basilico, un micron d'aglio, sale e pepe.
Una volta riposato l'impasto, l'ho steso in palline (ne vengono 8 con le dosi indicate), l'ho tirato abbastanza sottile e ho cotto le pite sulla piastra ben calda, circa un minuto per parte.
Appena calde le ho arrotolate e le ho riempite.
Magiare subito, con involucro caldo e ripieno freddo.

Ok... sarò anche pazza a  presentarmi a un contest con una proposta di carne equina, ma l'importante é partecipare. Eppoi, il rosa non mi piace nemmeno tanto,  é così da femmine ! ;-)