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giovedì 23 aprile 2015

Rotolo di tacchino farcito ai carciofi, speck e olive taggiasche (quando tutto va a rotoli)




Il sapore familiare di una pentola incrostata mi consola, perché sa di pranzo della domenica.
E' un periodo complicato per me sotto vari punti di vista, resto laconica e scioperata, con la sola voglia di condividere questo secondo relativamente facile prima che sia definitivamente il tempo di melanzane e feta e che le ragnatele si impossessino di lattefiele.
Lascio una ricettina al volo di qualche settimana fa... preparata per una cena tra amici di quelle organizzate un po' all'ultimo. Le amiche di pentola di Legnago e dintorni, un gruppo affiatato che ho conosciuto grazie a Valentina, lo hanno già provato a Pasqua con un esito di positiva certificazione (grazie della fiducia!).


Rotolo di tacchino farcito ai caciofi, speck e olive

700g in una fetta di tacchino "a libro"
100g di speck a fette
2 cuori di carciofo trifolati
1 fetta di pan bauletto, bagnata nel latte e strizzata
30g di grana padano a scagliette
1 uovo
un ciuffo di prezzemolo
un cucchiaio di olive taggiasche denocciolate (più altre da lasciare intere, a piacere)
1 rametto di rosmarino
200ml vino bianco
salamoia bolognese qb
olio evo qb

spago da cucina
una casseruola da fuoco e forno, meglio se a bordi alti (io ho usato una cocotte in ghisa da 26cm)


Ho disposto sul piano di lavoro la fetta di tacchino e l'ho foderata con metà dello speck a fette.
Ho messo nel robot da cucina gli ingredienti per il ripieno: il rimanente speck, i carciofi, il pane, il formaggio, il prezzemolo, le olive e l'uovo, ed ho azionato il mixer sino ad ottenere un ripieno miscelato ma non troppo cremoso.
Non ho salato il ripieno perché a mio avviso era già saporito, ma come sempre va a gusti.
Ho spalmato il ripieno sulla carne a sua volta coperta di speck, aggiunto qualche oliva intera, ed ho arrotolato il tutto dal lato lungo, l'ho cosparso di salamoia bolognese fermando poi il rotolo con lo spago da cucina.
Ho preriscaldato il forno a 180°.
Sul fornello, ho scaldato una casseruola in ghisa con un po' d'olio e vi ho rosolato la carne su tutti i lati, girandola di tanto in tanto. Questa fase ha richiesto circa 10 minuti.
Ho poi aggiunto il vino bianco e il rametto di rosmarino e ho infornato subito per un'ora, girandolo a metà cottura.

Trascorso il tempo di cottura ho sfornato il tutto, aspettando qualche minuto prima di tagliarlo a fette e servirlo, irrorato dal fondo di cottura.


venerdì 13 dicembre 2013

In secondo piano. Un piccolo arrosto di vitello.

 

Ho sempre avuto voglia e curiosità di prendere maggiore confidenza con la cottura delle carni, quelle serie, da pranzo della domenica per intenderci.
Poi, vuoi l'endemica mancanza di tempo per le fasi di ricerca e sviluppo, vuoi la monocomposizione del nucleo familiare, non mi ci sono mai dedicata.
Cosa volete mi faccia la sera per cena dopo 12 ore in ufficio ? Uno stinco steccato con i chiodi di garofano al forno ? Un brasato al barolo ? Un roastbeef da chilo ?
Di norma mi faccio il kebab all'angolo.
E quando vengono gli amici, meglio optare sul consolidato polpettone della domenica che rischiare un flop in diretta.

Per l'arrostoterapia, il mondo dei blog non aiuta. Non "siamo" né carne nè pesce, nel senso: un gran fiorire di macaron, cupcake, muffin e amenità varie.
Che se alimentassimo i nostri figli a menu da blog, l'OMS ci avrebbe già tolto la patria potestà.
Eppure siam tutti lì a postare qualsiasi cosa sia bello da vedere, possibilmente dolce e stia in un vasetto.
Tant'è che quando, pochi giorni fa, Claudia ha pubblicato un altro dei suoi mitici arrotolati di pollo, l'avrei baciata sulla fronte.

Diciamolo, una lombata non è granché fotogenica. Un cosciotto d'agnello nel fido bormioli non ci sta. Anche se ne ho visto uno da 4 litri che potrebbe fare al caso dell'agnello.
E vogliamo parlare del pesce arrosto nei blog ? Non scherzo, che l'ho fatto davvero un rombo chiodato al forno. Con l'idea di postarlo per voi. Mi dicevo: com'è che non c'è pesce nei blog, al massimo due gamberi sfigati. Ci penso io ! Un rombo intero da chilo, per me sola, con le patate tagliate fini.
L'ho sfornato, era triste e brutto come un lines seta ali.
Dovevo immaginarlo, perché solo gamberi nei blog.

Così, qualche sera fa ho partecipato con la mitica Valeria ad un corso base di arrosti, tenuto dallo chef Luca Fasoli.
Un'interessante carrellata di carni (agnello, anatra, vitello, maiale) e dritte per gestire con maggiore consapevolezza la preparazione degli arrosti, la cottura e la deglassatura dei fondi.
Tanto buonissimo arrosto da assaggiare, ma anche tanto fumo da deglassare dagli abiti e dai capelli. Gli incidenti del mestiere.
Ora vi lascio, che mi chiude il kebabbaro.



Arrotolato di vitello con aromi

Aromi freschi qb: salvia, rosmarino fresco, aglio, sale e pepe
1 copertina di vitello aperta per un rotolo
4 fette di pancetta
olio e.v.o.
circa 150 ml vino bianco
1 tazza brodo vegetale o acqua calda
1 cucchiaino di maizena

patate piccole bio, con la buccia


Preparare un trito di aglio, salvia e rosmarino.
Farcire la copertina di vitello con il trito e un paio di fette di pancetta e arrotolarla.
Bardarla con un paio di fette di pancetta tesa e una stecca di rosmarino.
Legarla con lo spago da cucina.
Scaldare una padella antaderente con due cucchiai d'olio, sigillare la carne girandola da tutti i lati.
Nel frattempo preriscaldare il forno a 200°.
Disporre l'arrosto sigillato in teglia e aggiungere il vino bianco e le patate tagiate a quarti.
Infornare sino a quando la temperatura al centro non raggiunga i 65° / 70° (dipende dalla dimensione della carne, nel mio caso 40-45 minuti).
Una volta cotto, deglassare il fondo portando la teglia sul fuoco.
Aggiungere al fondo di cottura un mestolo d'acqua calda o di brodo vegetale, facendo sciogliere i sughi di cottura. Aggiungere anche un cucchiaino di maizena sciolto in acqua.
Far restringere sino a consistenza desiderata e versare sull'arrosto.

sabato 23 febbraio 2013

L'arrosto con radicchio tardivo in calza a rete (e la macelleria Bertani, da quarant'anni in Veronetta)


 

Da quando Alessandro e Valentina Molon hanno lasciato Veronetta, il mio macellaio di fiducia in zona è diventato Moreno Bertani. Moreno è vagamente fuori di zucca (chi si somiglia si piglia), con quella sua aria sempre scanzonata e surreale. La sua bottega sembra il piccolo palcoscenico di una commedia dialettale un po' retrò: quattro timidi muri piastrellati, il telo bianco appeso fuori, come insegna la scritta "carni, pollame" ombreggiata verniciata sul vetro, un banco frigo d'antan, con cromature e inserti in marmo.
Anche se entri da lui alle otto di mattina, con il caffé macchiato ancora nell'esofago, cercherà di offrirti una fetta di salame - no grazie - un bicchiere di vino - no grazie - almen un toco de formajo...!
La macelleria Bertani ha ricevuto, lo scorso dicembre, il riconoscimento di bottega storica, che il comune di Verona consegna a quelle attività commerciali che da più di quarant'anni conservano lo stesso volto, passando di generazione in generazione.
Raffaele era il papà di Moreno, e Raffaele è suo figlio, che lo affianca dietro il bancone, imparando il mestiere.
In Comune sono così intelligenti che la cerimonia di consegna delle targhe ai commercianti storici l'hanno organizzata a metà mattina di un venerdì prima di un sabato festivo. Così Moreno non ci è potuto andare... con la bottega aperta e il lavoro del sabato anticipato di un giorno.


Sabato scorso avevo voglia di preparare un mini arrostino ripieno di radicchio tardivo, così ho chiesto a Moreno di prepararmi una fetta di vitello per un rotolo.
Gli ho chiesto anche della rete elastica, che lui utilizza in velocità aiutandosi con il classico tubo di plastica per legare gli arrosti. Obiettivamente è molto stretta, lui dubitava sulla mia capacità di infilarci dentro il rotolo non appena finito. Al che, sollevandomi la gonna ben sopra il ginocchio, gli ho fatto presente che mi infilo il collant tutte le mattine. A quel punto ha realizzato che avrei potuto tenere un master in materia. Un piccolo show nello show, con la moglie piegata in due dal ridere e il figlio visibilmente schifato dal mio cosciotto.



Cosa ho usato
Una fetta di copertina di vitello aperta a libro
Un piccolo cespo di radicchio tardivo (ho usato solo le cime)
60 g di pancetta
sale, pepe, rosmarino qb
30g olio extravergine
200 ml vino bianco
brodo caldo qb
Una casseruola dal fondo spesso con coperchio

Come ho fatto
Ho disteso la carne e vi ho adagiato la pancetta, ho salato e pepato, poi aggiunto il radicchio tagliato in tocchettini.
Ho avvolto il tutto ben stretto, infilato il rotolo nella rete per arrosti, corretto ancora di sale e pepe e infilato rametti di rosmarino qua e là.
Ho scaldato l'olio in pentola e vi ho rosolato il rotolino per sigillarlo bene da tutti i lati, poi ho aggiunto il vino e lasciato sfumare.
Ho quindi coperto e lasciato cuocere a fuoco medio per un'ora e mezza, aggiungendo un mestolo di brodo caldo ogni volta il fondo si asciugava troppo.

venerdì 20 luglio 2012

Pita salad... veronese


Ehm.... vengo subito al dunque: carne di cavallo, che ne dite ?

So già che molti inorridiscono alla parola carne, non parliamo all'aggiunta dell'aggettivo "equina". Le smorfie sul mio volto non erano tanto diverse otto anni fa, appena giunta a Verona.

'Sti veronesi sono proprio strani, mi dicevo. Mangiano cavallo, risini a colazione, chiamano la valeriana molesini, i fagiolini tegoline, l'asino musso, le rape naoni, i balconi poggioli e sono convinti pure di parlare italiano !

A Verona, di fatto, cavallo e musso  dominano nei menù tradizionali, le macellerie equine storiche sono numerose e - vedere per credere - hanno la coda fuori il sabato mattina.
Per me vivere un posto è anche, nei limiti del possibile, far propri gli usi locali, almeno in cucina; ecco dunque che gli sfilacci di cavallo sono stati, appena giunta in città, l'inaspettato e piacevolissimo icebreaker tra me e la carne equina.
E' carne salata, essiccata, affumicata e sfilacciata. Si serve spesso come la bresaola, con rucola e grana d'estate e con radicchio e grana o provola affumicata d'inverno. E di norma, piace anche a chi giurerebbe sui figli di non voler assaggiare nulla che abbia mai nitrito.
Per me lo sfilaccio diventa un elemento interessante per arricchire le insalatone estive con una proteina. Inoltre si trova facilmente al supermercato e si conserva in frigo a lungo. Insomma, un jolly.

Siccome però l'estate è piena, ho pensato ci volesse una deriva esotica... che col cavallo... parliamone !!!
Mi sono dunque chiesta: cosa succede shakerando un pita gyros greco, un'insalata fattoush libanese e carne di cavallo essiccata, così tanto ... veneta ?



Ne è uscita questa cosa qui, che un nome non ha, ma che mi è sembrata simpatica e appetitosissima, specie con un po' di dressing allo yougurt. Sconfinando verso lo street food mediorientale, ho scelto di gustarmela tra i tetti, in quel già citato buco di terrazzino (o poggiolo, che dir si voglia) che ironicamente ho ribattezzato roof garden.


Come l'ho preparata

Ho preparato le pite, preferendo la cottura alla piastra rispetto a quella al forno che sarebbe tradizionalmente indicata. Il forno, no... non ce la posso fare. Ho dunque impastato a mano tre cup di farina, a cui avevo aggiunto e amalgamato 1 cucchiaino di zucchero, uno abbondante di sale e mezza bustina di lievito istantaneo, con 1 1/2 cup di acqua. Ho coperto con pellicola e lasciato riposare mezz'oretta.
Nel frattempo ho preparato il ripieno, il dressing, e steso il bucato (ma questa è un'altra storia).
Ho tagliato in piccoli pezzi cipollotto, peperone, cetriolo, pomodoro e spezzettato qualche foglia di basilico e menta; ho condito con sale, pepe, coriandolo, un po' di aceto balsamico e qualche goccia di succo di limone e ho lasciato marinare qualche minuto. In ultimo ho aggiunto gli sfilacci e mescolato.
Per il dressing, ho insaporito 100 ml di yogurt intero con cipollotto, erba cipollina, menta, basilico, un micron d'aglio, sale e pepe.
Una volta riposato l'impasto, l'ho steso in palline (ne vengono 8 con le dosi indicate), l'ho tirato abbastanza sottile e ho cotto le pite sulla piastra ben calda, circa un minuto per parte.
Appena calde le ho arrotolate e le ho riempite.
Magiare subito, con involucro caldo e ripieno freddo.

Ok... sarò anche pazza a  presentarmi a un contest con una proposta di carne equina, ma l'importante é partecipare. Eppoi, il rosa non mi piace nemmeno tanto,  é così da femmine ! ;-)

venerdì 4 maggio 2012

L'orto tra i tetti: fusi di pollo alle erbe aromatiche

Questo post risponde a una richiesta di Monica che, dalle pagine di Le Coucou, chiede una ricetta che preveda erbe aromatiche.
Anche a me piace avere una varietà di erbe aromatiche sul balcone, anche se il mio pollice nero miete vittime quasi settimanalmente. Le mie erbette, o fioriscono come petunie, o muoiono, bruciate dal sole o dall'annaffiatoio.
Quando guardo la fila di vasetti schierati sul terrazzino mi sento Nanni Moretti in Bianca. U-gu-ale.


Nonostante lo scenario, come arriva il bel tempo continuo a riempire quel buco di terrazzino in mezzo ai tetti con un sacco di piantine. Le adoro tutte, ma la mia preferita è la santoreggia.
In estate le uso molto e, qaundo sono da sfoltire, preparo talvolta burro salato aromatizzato che conservo in freezer, "spalmato" nei cubetti del ghiaccio, usando il burro di Sepp.

A Monica suggerisco i fusi di pollo alle erbe aromatiche. L'idea di questo pollo è totalmente "rubata" a un vecchio numero di Sale e Pepe, non saprei più dire di che mese e di che anno, forse 2008. Anche questa ricetta - come tutte quelle di Sale e Pepe - é a garanzia di riuscita e ad alto grado di soddisfazione, pertanto la ripeto spesso quando ho le erbe a disposizione.
E' un pollo dalla resa profumatissima e succosa, semplicissimo; inoltre il bouquet di aromi, cambiando ogni volta in proporzioni e composizione, riserva sempre delle sorprese sulla nota che dominerà al palato.



Per questa preparazione ho usato:
Fusi di pollo con la pelle
Un mazzetto misto di erbe aromatiche fresche (tutte quelle che ho al momento sul terrazzino: basilico, menta, rosmarino, origano, timo, erba cipollina, salvia e santoreggia)
Sale e pepe
Burro alle erbe aromatiche

Come prepararla:


1. Lavare (con acqua e magari un po' di succo di limone) e asciugare  i fuselli di pollo; preparare un trito a mezzaluna (o al mixer) di tutte le erbe aromatiche che avete a disposizione, fresche, lavate e asciutte.
2. Togliere delicatamente la pelle dai fusi, passando le dita sottopelle e aiutandosi, se servisse, con un coltellino; lasciarla comunque attaccata all'osso, rivoltandola.
3. Spennellare la polpa con un po' di vino bianco. Salare e pepare.
4. Appoggiare, premendo leggermente, il trito aromatico sulla polpa del pollo, da tutti i lati.
5. Ricomporre i fusi: rovesciare nuovamente la pelle del pollo sopra la polpa e il trito
6. Aggiungere un po' di burro aromatizzato con le erbe, giusto un velo; cuocere in forno già caldo a 180* per 45 minuti.

Sto cercando di capire se l'erba amara regalatami da Monica lo scorso anno stia per miracolo rispuntando... nel caso toccherà a lei darci una ricetta per usarla !

sabato 21 aprile 2012

Polpettine al profumo di (forse...) medioriente


Sarà la fiacchezza da cambio stagione, aggravata da una temperatura schizofrenica che non fa certo bene al fisico. Poi sarà che sono stata parecchio impegnata, spesso fuori casa. E' il primo sabato da tempo che passo a casa mia. Ho toccato il fondo, cliccando il pomodoro per farmi consegnare la spesa a casa direttamente da Esselunga. Decisamente pratico ma abbrutente, per me che amo andar per botteghe di quartiere e non simpatizzo per la GDO. Sono le 16 e mi accingo a caricare la quarta lavatrice. Io non so voi, ma... anche i vostri week end sono faticosissimi ?

Ma veniamo alle polpette.
Non ho assolutamente idea di come sia il medio oriente, ma se dovessi ad occhi chiusi immaginare un gusto che me lo rappresenti, penserei a qualcosa del genere.
Speziato, con retrogusto acidulo.

Cosa serve

Per le polpette:
Un paio di cipollotti
Un pezzo di scorza di limone
Mezzo spicchio d’aglio, senza germoglio (anche meno)
Un centimetro di radice di zenzero, pelata
Un ciuffo di coriandolo fresco
450 grammi di petto di pollo a tocchetti
Un cucchiaio raso di curry in polvere
Un pizzico di semi di cumino
Sale e pepe
Farina 50 grammi
Olio di semi per friggere

Per la salsina:
125 g di yogurt intero (il magro per me è troppo acido)
Sale, pepe abbondanti
Coriandolo fresco tritato
Erba cipollina tagliata a tocchettini con la forbice

Come le preparo

Metto nel boccale del mixer cipollotto, aglio, scorza di limone zenzero e coriandolo (lavato e asciugato) e frullo qualche secondo, poi metto un attimo da parte. In alternativa, si può sminuzzare tutto a mezzaluna.
Nello stesso mixer inserisco il pollo a tocchetti piccoli e lo sminuzzo qualche secondo.
Aggiungo il trito preparato, curry e cumino, sale e pepe, eventualmente un cucchiaino d’olio evo e di succo di limone, amalgamando il tutto qualche secondo.
Formo le polpettine dosando l'impasto con un cucchiaino da thé. Le faccio piccole, di circa 3 cm di diametro.
Scaldo abbondante olio per frittura, nel frattempo infarino le polpette. Le friggo per immersione, bastano pochi minuti.
Servo infine accompagnando con insalatina e salsa di yogurt.

E mi è venuta voglia di rivedere quel capolavoro di film che è Il giardino dei limoni.

venerdì 30 dicembre 2011

Wellington: variazioni sul tema


Quel giorno in cui incontrammo Csaba dalla Zorza nel bellissimo negozio Soufflé, Valentina le chiese quale tra le ricette di Merry Christmas fosse la sua preferita. Senza esitazione rispose il filetto alla Wellington.

In mancanza del filetto, ma prendendo ancora spunto dall'iniziativa di Elena che invita a rivisitare ricette di Csaba, vi racconto cosa ho combinato con un pezzo di roast beef che avevo in frigorifero.
Come dire... l'ho... wellingtonizzato !

Ovvio che il filetto sarebbe stata altra cosa, anche per la resa in cottura e al taglio, sotto una soffice e friabile crosta di sfoglia che teme persino gli spifferi. Tuttavia, almeno visivamente, il risultato non è poi così male.

Ho pulito e tagliato i funghi champignon (circa 10) e li ho rosolati nel burro, con aggiunta di pepe e un po' di sale. Ho fatto anche ammollare in acqua tiepida una manciata di porcini secchi. Infine ho preparato una crema frullando il bis di funghi nel mixer.
Ho cosparso il roastbeef con sale e pepe, l'ho massaggiato e lasciato riposare per una decina di minuti. Poi l'ho sigillato in pentola da ogni lato, con il burro, sfumando infine con il brandy.
Una volta sigillato, ho coperto la parte superiore con la crema di funghi. L'ho ricoperto con pasta sfoglia già stesa, lasciando la giuntura sul fondo ed eliminando gli eccessi (con i quali ho fatto le decorazioni a foglia). Ho spennellato il tutto con latte (l'uovo sulla sfoglia da un odore che non mi piace assolutamente, anche se l'effetto laccato sarebbe splendido) e ho messo il tutto in forno già caldo a per 25 minuti.



La ricetta ortodossa di Csaba, ossia quella del filetto alla wellington, è reperibile ovunque:
- a pagina 191 del libro Merry Christmas
- sul tubo, in video
- sul blog Nella cucina di Ely, post di Elena

sabato 3 dicembre 2011

La carbonnade fiamminga e l'oste di porta vescovo.


Sabato di pioggia, che fare ? La cocotte in ghisa è immeritatamente parcheggiata da troppo tempo, così mi decido a improvvisare una carbonnade fiamminga, basandomi sulla ricetta tratta dal bellissimo libro del cavoletto.
In casa sembra non mancare nulla, o quasi: il manzo da spezzatino c'è, la pancetta e le cipolle pure, lo zucchero di canna e l'aceto anche, la senape non è quella all'ancienne ma vabbé, il pane raffermo è pan bauletto integrale ma ce lo facciamo andar bene, le erbette aromatiche sul balcone sono morenti ma qualcosa si può recuperare... cosa manca dunque ?
La birra trappista !
Ecco dunque che urge un salto sotto l'acqua all'Oeffepì, l'osteria fuori porta, che in quanto a scelta di birre non scherza. La sottoscritta non beve birra e dunque si affida spesso alle competenze dell'oste in materia.
Fofò, devo fare la carbonnade... no, non la carbonara, car-bon-na-de, uno spezzatino fiammingo ! Ma dopo aver chiesto una trappista, magari una Chimay, come suggerisce Sigrid, si pone il dubbio su quale Chimay: bionda, rossa o scura ?
E così, l'acquisto della birra - che immaginavo e desideravo rapido - si traduce in una tavola rotonda sul tema che coinvolge i seguenti opinion leader e discussant: l'oste e la sua collaboratrice, un fulvo fotografo di quartiere, il giornalaio e un avventore baffuto che - se avesse avuto sciarpa e coppola - sarebbe stato Antonio Pennacchi sputato. Dopo dieci minuti in totale balia dei succitati personaggi, ritorno a casa con la mia Chimay infilata in borsetta. L'oste e il fotografo hanno deciso che per la carbonnade, o come cavolo si chiama quella cosa lì, ci vuole la chiara.

La ricetta è spiegata da Sigrid non solo nel volume, edito da Cibele, ma anche sul suo splendido blog.



martedì 1 novembre 2011

Dei sepolcri e del brasato con polenta


Il pranzo dei giorni festivi a casa di mamma richiama giocoforza momenti e piatti autunnali o invernali. Non credo ci sia una mamma meritevole di passare alla storia per l'insalatona con il tonno in scatola, suvvia. Sì, insomma... le mamme in cucina diventano famose per quei piatti fumanti e aromatici, quelle cotture lunghe che difficilmente ti metteresti a fare. Forse a Napoli la genovese, a Pavia la trippa, per esempio... La cucina della mamma è comfort food.
E di comfort food ce n'è proprio bisogno il primo di novembre, dopo il tour ufficiale per sepolcri. Un rito collettivo a cui mi sottopongo esclusivamente per rispetto alla mia genealogia passata e presente ma che trovo volgarmente pubblico e consumistico, alla stregua di San Valentino. Lo dico da vivida sostenitrice della Legge 130/2001, in particolare dell'art. 3 commi c ed e (rispettivamente diritto alla dispersione o affido familiare delle ceneri), convinta che gli affetti non debbano avere date, luoghi e tariffe comunali per essere celebrati o ricordati, e che la cosa sia un fatto estremamente privato.

Per fortuna, dopo l'escursione al monumentale, a casa di mamma c'è un favoloso brasato con polenta. Il salto tra le due tematiche è un po' poco lubrificato, mi rendo conto, ma tant'è. D'altro canto non sarebbe latte e fiele.


Come mamma ha preparato il brasato


Ha utilizzato un pezzo di manzo piemontese, un girello di spalla. Ha rosolato in pentola con olio un po' di cipolla, carota, sedano (tritati molto gossi). Ha aggiunto una garzina con alloro, rosmarino e chiodi di garofano; ha sigillato la carne in quel battuto, sfumando con un po' di vino rosso e aggiungendo in seguito un po' di passata di pomodoro e del brodo, preparato con il mio dado di carne, fatto in casa.Poi ha chiuso la pentola a pressione e se ne è parlato un'ora e dispari dopo.Questa fase per me resta un mistero. Le pentole a pressione mi fanno una paura fottuta. Irrazionale, lo so. Ma per me non poterne governare il contenuto, non poter mettere il naso nella casseruola mentre qualcosa cuoce è una tortura cinese. Le cotture a pressione per me restano un grande black hole.A cottura ultimata ha tolto la carne, preparando il sugo di accompagnamento. Ha tenuto da parte metà del fondo di cottura in pezzi e ha frullanto l'altra metà con il minipimer, allungandolo con un filo d'acqua bollente, poi ha unito il tutto e lo ha versato sul brasato.Nel frattempo abbiamo preparato la polenta. Siccome anche le mamme si evolvono, abbiamo preparato una polenta 2.0, ossia cotta al microonde con le istruzioni della prof di matematica (di cui ho già detto).


Come si cuoce la polenta a microonde


Per 4 persone
300 grammi di polenta non istantanea. (Noi abbiamo utilizzato una farina di mais dell'oltrepo, regalo di Vanna, proveniente dal Molino Bruciamonti di Santa Maria della Versa - PV);
1,5 litri d'acqua quasi bollente e salata;
1 cucchiaino d'olio.
Far bollire l'acqua, ben salata, a parte. In una terrina che vada in micoonde versare l'acqua bollente e salata, emulsionarvi il cucchiaino d'olio e versarvi a pioggia, mescolando con una frusta, la farina di mais. Poi cuocere a microonde, prima 5 minuti a 800 watt, poi 13-15 minuti a 500 watt, coperta con i coperchi forati in plastica specifici per microonde. Mescolare nuovamente per amalgamare meglio il composto e servire. Questa tecnica fa diventare quasi istantanea una polenta che altrimenti avrebbe richiesto 40 minuti di fuoco e gomito. Se non l'avessi vista (e assaggiata), non ci avrei creduto.
Tra pentola a pressione e microonde, devo ammettere che in fondo mia mamma è più smart di me... Se va avanti così, c'è solo da sperare che non si apra un profilo su feisbuc.