Con questo post cerco di sbollire dall'incazzatura provocatami da Mario Puliero a seguito della puntata di Diretta Verona appena trasmessa da Tele Arena relativa al tema del carcere ("Carcere di Montorio: non solo sovraffollamento") e da lui condotta.
Questa trasmissione, di cui a onor del vero ho visto (e per caso) solo l'ultima mezz'ora, mi ha richiamato alla mente due libri scritti da professionisti dell'informazione.
Il primo è di Annarosa Macrì, intitolato se non erro L'ultima lezione di Enzo Biagi, che raccontava degli insegnamenti avuti dal suo maestro, Enzo Biagi. Il secondo, Il paese dei buoni e dei cattivi, di una giornalista veronese, Federica Sgaggio.
Macrì ci racconta Biagi attraverso aneddoti di redazione. Come quello di quella sua intervista mai andata in onda, censurata da Biagi, perché, per quanto forte e ben fatta contenutisticamente, la giornalista si era permessa di dare del tu all'intervistato, un tossicodipendente. "Al figlio di Agnelli non ti saresti mai permessa" (cito a memoria) sembra disse Biagi alla Macrì.
Una lezione magistrale sul tema del rispetto.
Sgaggio ci racconta di come l'informazione, anche quando sembra assumere i toni più buonistici, in realtà divide. Un paese dei rispettabili, dei buoni, da assimilare al lettore, e il paese dei cattivi, dei peccatori.
E così, anche a Diretta Verona, gli ospiti, per Puliero, hanno diritto ad una terza persona, ad un sottopancia con cognome e qualifica.
Hanno diritto a un deferente "lei" l'avvocato Guarienti, i rappresentanti delle associazioni di volontariato che operano con Montorio, il collega e direttore de l'Arena Cattaneo.
C'è un solo "tu". E' quello per l'unico ospite chiamato solo per nome, Fabrizio. Il detenuto. Un dettaglio, certo.
Dettagli dividono il paese dei buoni e dei cattivi.
Dettagli dividono i buoni maestri e i cattivi maestri.
Dettagli dividono Giornalismo e giornalismo.
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giovedì 12 gennaio 2012
martedì 1 novembre 2011
Dei sepolcri e del brasato con polenta

Il pranzo dei giorni festivi a casa di mamma richiama giocoforza momenti e piatti autunnali o invernali. Non credo ci sia una mamma meritevole di passare alla storia per l'insalatona con il tonno in scatola, suvvia. Sì, insomma... le mamme in cucina diventano famose per quei piatti fumanti e aromatici, quelle cotture lunghe che difficilmente ti metteresti a fare. Forse a Napoli la genovese, a Pavia la trippa, per esempio... La cucina della mamma è comfort food.
E di comfort food ce n'è proprio bisogno il primo di novembre, dopo il tour ufficiale per sepolcri. Un rito collettivo a cui mi sottopongo esclusivamente per rispetto alla mia genealogia passata e presente ma che trovo volgarmente pubblico e consumistico, alla stregua di San Valentino. Lo dico da vivida sostenitrice della Legge 130/2001, in particolare dell'art. 3 commi c ed e (rispettivamente diritto alla dispersione o affido familiare delle ceneri), convinta che gli affetti non debbano avere date, luoghi e tariffe comunali per essere celebrati o ricordati, e che la cosa sia un fatto estremamente privato.
Per fortuna, dopo l'escursione al monumentale, a casa di mamma c'è un favoloso brasato con polenta. Il salto tra le due tematiche è un po' poco lubrificato, mi rendo conto, ma tant'è. D'altro canto non sarebbe latte e fiele.
Come mamma ha preparato il brasato
Ha utilizzato un pezzo di manzo piemontese, un girello di spalla. Ha rosolato in pentola con olio un po' di cipolla, carota, sedano (tritati molto gossi). Ha aggiunto una garzina con alloro, rosmarino e chiodi di garofano; ha sigillato la carne in quel battuto, sfumando con un po' di vino rosso e aggiungendo in seguito un po' di passata di pomodoro e del brodo, preparato con il mio dado di carne, fatto in casa.Poi ha chiuso la pentola a pressione e se ne è parlato un'ora e dispari dopo.Questa fase per me resta un mistero. Le pentole a pressione mi fanno una paura fottuta. Irrazionale, lo so. Ma per me non poterne governare il contenuto, non poter mettere il naso nella casseruola mentre qualcosa cuoce è una tortura cinese. Le cotture a pressione per me restano un grande black hole.A cottura ultimata ha tolto la carne, preparando il sugo di accompagnamento. Ha tenuto da parte metà del fondo di cottura in pezzi e ha frullanto l'altra metà con il minipimer, allungandolo con un filo d'acqua bollente, poi ha unito il tutto e lo ha versato sul brasato.Nel frattempo abbiamo preparato la polenta. Siccome anche le mamme si evolvono, abbiamo preparato una polenta 2.0, ossia cotta al microonde con le istruzioni della prof di matematica (di cui ho già detto).
Come si cuoce la polenta a microonde

Per 4 persone
300 grammi di polenta non istantanea. (Noi abbiamo utilizzato una farina di mais dell'oltrepo, regalo di Vanna, proveniente dal Molino Bruciamonti di Santa Maria della Versa - PV);
1,5 litri d'acqua quasi bollente e salata;
1 cucchiaino d'olio.
Far bollire l'acqua, ben salata, a parte. In una terrina che vada in micoonde versare l'acqua bollente e salata, emulsionarvi il cucchiaino d'olio e versarvi a pioggia, mescolando con una frusta, la farina di mais. Poi cuocere a microonde, prima 5 minuti a 800 watt, poi 13-15 minuti a 500 watt, coperta con i coperchi forati in plastica specifici per microonde. Mescolare nuovamente per amalgamare meglio il composto e servire. Questa tecnica fa diventare quasi istantanea una polenta che altrimenti avrebbe richiesto 40 minuti di fuoco e gomito. Se non l'avessi vista (e assaggiata), non ci avrei creduto.
Tra pentola a pressione e microonde, devo ammettere che in fondo mia mamma è più smart di me... Se va avanti così, c'è solo da sperare che non si apra un profilo su feisbuc.
giovedì 11 agosto 2011
Senza vergogna
Certo che non hanno proprio vergogna, lì a Roma. Stanno preparando una manovra che incula nuovamente gli unici italiani inculabili, ossia i lavoratori dipendenti, e ovviamente sono pronti al varo nelle classiche settimane di distrazione feriale collettiva. Così quando torni da Viserbella ti trovi il regalo.
Poi, per pulirsi la coscienza e per mettere un segno di spunta sulla checklist politica alla voce "politiche antievasione", partono con uno spot televisivo anti furbetti fiscali.
Che ti vien da dire che la politica anti evasione la fai in silenzio con le fiamme gialle, non con la pubblicità. Ma d'altro canto, un paese che ha fatto la politica antipandemica con topo gigio, ci sta che faccia quella anti evasione con uno spot. E con la firma di quel ministro. Quel ministro che paga un affitto non registrato, allungando brevi manu qualche migliaia d'euro in busta chiusa. Quel ministro commercialista che nel 2008 ha dichiarato un reddito imponibile inferiore a quello di un impiegato.
Chissà se, per la campagna pubblicitaria, Saatchi & Saatchi l'hanno pagata in nero.
Poi, per pulirsi la coscienza e per mettere un segno di spunta sulla checklist politica alla voce "politiche antievasione", partono con uno spot televisivo anti furbetti fiscali.
Che ti vien da dire che la politica anti evasione la fai in silenzio con le fiamme gialle, non con la pubblicità. Ma d'altro canto, un paese che ha fatto la politica antipandemica con topo gigio, ci sta che faccia quella anti evasione con uno spot. E con la firma di quel ministro. Quel ministro che paga un affitto non registrato, allungando brevi manu qualche migliaia d'euro in busta chiusa. Quel ministro commercialista che nel 2008 ha dichiarato un reddito imponibile inferiore a quello di un impiegato.
Chissà se, per la campagna pubblicitaria, Saatchi & Saatchi l'hanno pagata in nero.
domenica 24 luglio 2011
Un po' di fiele...
Troppa cucina su questo blog ultimamente... occorre rimediare.
Dapprima una doverosa dichiarazione di conflitto d'interesse: pur non interessandomi di calcio, l'Hellas non mi fa particolare simpatia, anzi.
Ciò detto, mi soffermo al momento sulla recente vicenda che ha interessato Mandorlini, focalizzandomi sul sondaggio on line del quotidiano veronese L'Arena, che recita:
Andrea Mandorlini alla festa dell'Hellas canta "Ti amo terrone" riferendosi alla Salernitana.
A) Una goliardata o
B) razzismo ?
Mi piacerebbe ci fosse una terza alternativa, che reciti più o meno così:
C) Cattaneo, è una domanda del cazzo, come la gran parte di quelle che trovano spazio sul tuo quotidiano alla voce sondaggi.
Si sta alimentando da giorni un dibattito di bassa lega, che non fa che fomentare le teste calde che gravitano intorno al mondo calcio.
Quello che dovrebbe essere il ruolo della stampa, della cultura mediatica - così come io la intendo - è far ragionare sul senso di una professione, quella del "coach". Sul ruolo di mentore di giovani che un allenatore ha, sui valori che dovrebbero guidare un tecnico sportivo e permeare lo spogliatoio. Quindi razzismo o goliardata... non dico che poco importi... ma non è lì, secondo me, la questione.
La questione è: che scuola può e deve essere una società sportiva, destinata ad essere l'alternativa ai banchi per alcuni giovani ? E che requisiti, etici, morali e professionali, devono avere i suoi docenti ?
Così, ben lungi da augurare a Mandorlini brutte disgrazie - come tuona il sempre più idiota popolo della rete - gli auguro semplicemente di trovare un lavoro più consono ai suoi requisiti, che ci ha dimostrato non essere certo da educatore.
Dapprima una doverosa dichiarazione di conflitto d'interesse: pur non interessandomi di calcio, l'Hellas non mi fa particolare simpatia, anzi.
Ciò detto, mi soffermo al momento sulla recente vicenda che ha interessato Mandorlini, focalizzandomi sul sondaggio on line del quotidiano veronese L'Arena, che recita:
Andrea Mandorlini alla festa dell'Hellas canta "Ti amo terrone" riferendosi alla Salernitana.
A) Una goliardata o
B) razzismo ?
Mi piacerebbe ci fosse una terza alternativa, che reciti più o meno così:
C) Cattaneo, è una domanda del cazzo, come la gran parte di quelle che trovano spazio sul tuo quotidiano alla voce sondaggi.
Si sta alimentando da giorni un dibattito di bassa lega, che non fa che fomentare le teste calde che gravitano intorno al mondo calcio.
Quello che dovrebbe essere il ruolo della stampa, della cultura mediatica - così come io la intendo - è far ragionare sul senso di una professione, quella del "coach". Sul ruolo di mentore di giovani che un allenatore ha, sui valori che dovrebbero guidare un tecnico sportivo e permeare lo spogliatoio. Quindi razzismo o goliardata... non dico che poco importi... ma non è lì, secondo me, la questione.
La questione è: che scuola può e deve essere una società sportiva, destinata ad essere l'alternativa ai banchi per alcuni giovani ? E che requisiti, etici, morali e professionali, devono avere i suoi docenti ?
Così, ben lungi da augurare a Mandorlini brutte disgrazie - come tuona il sempre più idiota popolo della rete - gli auguro semplicemente di trovare un lavoro più consono ai suoi requisiti, che ci ha dimostrato non essere certo da educatore.
lunedì 30 maggio 2011
Che figure

Prima o poi dovremmo chiedergli i danni. Ma quelli veri, perché quelli d'immagine sono solo la punta dell'iceberg. Il nano pelato non perde l'occasione di mostrare come non ci si deve comportare, e la lista delle gaffes internazionali è quasi interminabile... Obama abbronzato, il cu-cù alla Merkel, la cafonaggine telefonica sempre alla stessa Merkle, la frase da pappone sulla Bruni a Sarko, il kapò tedesco... Che voglia entrare nei guinnes ?
martedì 10 agosto 2010
Onde anomale
In mancanza della possibilità di contemplare le onde del mare, contemplo le onde anomale di luàme (come direbbero a Verona) che si abbattono sulle coscienze questo paese.
1 onda anomala
La dialettica politica non si sta sviluppando come dovrebbe tra maggioranza e opposizione, ma all'interno della maggioranza. Il PD ha adottato la strategia da "attesa sul bordo del fiume". Deprimente, ma sicuramente più efficace dell'agire politico che finora lo ha contraddistinto. Partito a inizio legislatura con l'idea di un governo ombra, ma incapace anche di fare l'ombra a se stesso.
Non dimentico che l'opposizione, questa opposizione, si è resa correa dell'approvazione dello scudo fiscale, ennesimo incentivo di stato alla logica della frode fiscale che sta portando il paese alla deriva.
2 onda anomala
Il dibattito politico - indipendentemente dall'asse in cui si collochi - si sta svolgendo a colpi bassi, bassissimi. Non sulle questioni vitali, che passano così in secondo piano (tipo la manovra da 25 miliardi in due anni che significherà per noi meno sociale, meno trasporti, meno sanità e più tasse, ma probabilmente nella realtà dei fatti non "meno casta") bensì su questioni sì importanti, ma di contorno. Tipo tu hai fottuto un trans più drogato del mio, lui ha più mignotte di me, voi avete preso più mazzette di noi e loro hanno più case di dubbia provenienza di noi. Il più sano ha la rogna.
3 onda anomala
La stampa, invece di svolgere un ruolo critico ed educativo in tutto ciò, aiuta solo a far da cassa di risonanza del caos. A far sì che la casa di Fini-Tulliani a Montecarlo diventi lo stesso affaire della casa di Scajola, glissando sul fatto che in un caso si tratta probabilmente di un inciucio immobiliare tra beni privati, nell'altro di un inciucio che ha forse come merce di scambio appalti pagati con denaro pubblico, nostro. Dunque l'affaire Tulliani ha più attinenza con il caso della casa di Mara Carfagna di cui nessuno parla, o con quello di Propaganda Fide, che con quello di Scajola. Lungi dal promuovere o giustificare qualsiasi cricca o inciucio, gradirei si facesse un distinguo in quei casi in cui, direttamente o indirettamente, in questa paratecnocasa di stato, o tecnocasa di parastato, si configuri danno erariale.
4 e più inquietante onda anomala
Nessuno s'indigna. Si resta a casa, sei italiani su dieci bloccati in città dalla congiuntura, figlia di quanto sopra, ma non ci si incazza. Fiumi di parole per belèn o per balotelli, ma silenzio totale sul nostro presente, sul nostro futuro.
1 onda anomala
La dialettica politica non si sta sviluppando come dovrebbe tra maggioranza e opposizione, ma all'interno della maggioranza. Il PD ha adottato la strategia da "attesa sul bordo del fiume". Deprimente, ma sicuramente più efficace dell'agire politico che finora lo ha contraddistinto. Partito a inizio legislatura con l'idea di un governo ombra, ma incapace anche di fare l'ombra a se stesso.
Non dimentico che l'opposizione, questa opposizione, si è resa correa dell'approvazione dello scudo fiscale, ennesimo incentivo di stato alla logica della frode fiscale che sta portando il paese alla deriva.
2 onda anomala
Il dibattito politico - indipendentemente dall'asse in cui si collochi - si sta svolgendo a colpi bassi, bassissimi. Non sulle questioni vitali, che passano così in secondo piano (tipo la manovra da 25 miliardi in due anni che significherà per noi meno sociale, meno trasporti, meno sanità e più tasse, ma probabilmente nella realtà dei fatti non "meno casta") bensì su questioni sì importanti, ma di contorno. Tipo tu hai fottuto un trans più drogato del mio, lui ha più mignotte di me, voi avete preso più mazzette di noi e loro hanno più case di dubbia provenienza di noi. Il più sano ha la rogna.
3 onda anomala
La stampa, invece di svolgere un ruolo critico ed educativo in tutto ciò, aiuta solo a far da cassa di risonanza del caos. A far sì che la casa di Fini-Tulliani a Montecarlo diventi lo stesso affaire della casa di Scajola, glissando sul fatto che in un caso si tratta probabilmente di un inciucio immobiliare tra beni privati, nell'altro di un inciucio che ha forse come merce di scambio appalti pagati con denaro pubblico, nostro. Dunque l'affaire Tulliani ha più attinenza con il caso della casa di Mara Carfagna di cui nessuno parla, o con quello di Propaganda Fide, che con quello di Scajola. Lungi dal promuovere o giustificare qualsiasi cricca o inciucio, gradirei si facesse un distinguo in quei casi in cui, direttamente o indirettamente, in questa paratecnocasa di stato, o tecnocasa di parastato, si configuri danno erariale.
4 e più inquietante onda anomala
Nessuno s'indigna. Si resta a casa, sei italiani su dieci bloccati in città dalla congiuntura, figlia di quanto sopra, ma non ci si incazza. Fiumi di parole per belèn o per balotelli, ma silenzio totale sul nostro presente, sul nostro futuro.
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