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sabato 5 aprile 2014
Le penne di farro al gratin e i miei flop in versione integrale
Per cercare di tener fede alla promessa che ho fatto tempo fa, ossia quella di raccontare a puntate qualche spunto dal libro di Heidi Swanson Super Natural Cooking, dopo l'antipasto ho preparato un primo. Un gratin di pasta di farro integrale.
Esplorare una vasta gamma di cereali (e granaglie)
La prevalenza di mercato di prodotti "bianchi", raffinati, si deve storicamente a necessità industriali. Privare un seme della parte più viva ha consentito di proporre prodotti con una vita di scaffale più lunga, a più basso deperimento e idonei a cotture più brevi.
La possibilità di recuperare le parti di crusca e germe, usando prodotti integrali che sono diventati facilmente reperibili, permette di reintrodurre nell'alimentazione elementi "potenti promotori di salute". Heidi suggerisce di variare, usando quinoa, amaranto, miglio, avena, orzo, farro...
I miei approcci con il mondo dell'integrale e con le varietà di granaglie sono stati timidi e in salita.
Qualche esempio.
2006. Riso rosso selvatico di altromercato.
Rientrai una domenica mattina dopo il mercatino di terre ribelli con la scatola in borsa.
Misi il riso a cuocere. Erano le 13:45. Avevo fame.
Dopo quaranta minuti a sorvegliare una pentola che schiumava violetto, sporcando tutti i fornelli senza che i chicchi avessero dato segno di ripresa, decisi che era ora di un hot dog.
2010. Quinoa.
Ero stata ad un seminario di yoga all'aperto. Una amica aveva portato un'insalata fredda di quinoa. Decisi di provarla, la settimana successiva. Ma non sapevo che andasse risciacquata prima dell'uso, per levare la saponina. L'idea era di preparare un taboulé, ne uscì uno splendido cous cous al dixan.
2012. Pane di semola di grano duro integrale.
Presa la ricetta di Sara Papa e sostituita la semola bianca con quella integrale. Così, tout simplement.
Un pane indimenticabile. L'ho conservato. Ancora oggi lo uso da fermaporta nei giorni di vento.
2013. Farina di grano saraceno.
Volevo fare le galettes. Con una ricetta trovata non ricordo dove. Più che crespelle, ne uscirono delle fantastiche spugnette leggermente abrasive, perfette per pulire delicatamente l'inox.
Ho capito.
Cinquanta minuti per un riso bollito non sono compatibili con il mio stile di vita.
Trenta esperimenti per cavar fuori un pane decente 100% integrale non ho la pazienza di farli.
Uso quasi esclusivamente farina zero di farro. E poi ho deciso che, per me, il compromesso è la pasta.
Da tempo compro principalmente pasta integrale o semi integrale, di farro o di kamut.
Me ne piace il gusto, ruvido e saporito.
Opto invece su pasta raffinata quando incappo in pastifici capaci di prodotti di qualità; Setaro è tra i mei preferiti. O ancora, quando cerco formati "strani" che non sono disponibili nelle versioni integrali.
Pasta integrale di farro al gratin con radicchio e caprino
Per 6 cocottes
300 g di pasta integrale di farro
3 cespi di radicchio tardivo
1 spicchio d'aglio
2 cucchiai d'olio extra vergine
50 ml di vino bianco
150 g di formaggio di capra a pasta semidura, grattugiato grossolanamente
sale e pepe
Preriscaldare il forno a 180°.
Mettere a cuocere la pasta in acqua salata, scolandola un solo minuto priam del tempo indicato.
Nel frattempo scaldare una padella con olio e aglio, scottare velocemente il radicchio tardivo a tocchetti, sfumare con due cucchiai di vino. Deve essere un'operazione molto rapida.
Una volta scottato, spegnere il fuoco, salare e pepare.
Scolare la pasta, mescolarla al radicchio e disporre nelle cocottes, aggiungendo un cucchiaio scarso di vino e ancora un accenno d'olio se la pasta risultasse troppo asciutta.
Cospargere con il formaggio ogni cocotte, pepare ancora leggermente e gratinare una decina di minuti prima di servire.
...e con questa, salutiamo davvero il radicchio. Benvenuti asparagi (anche se vi detesto) !
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domenica 1 dicembre 2013
Gnocchetti al Graukäse e Lagrein per Threef n. 4
E anche questo dicembre è arrivato, con il quinto numero di Threef (già, c'era anche il numero zero...).
Un numero lieve e decisamente festivo, ma volutamente non natalizio.
Venti ricette di stagione tra cui, per gli appassionati di golosità, molti dolci, ci accompagnano verso il fine anno in punta di piedi: nulla di stucchevole o di pretezioso.
I colori, gli ingredienti, le foto, accennano qua e là ad un natale garbato, senza maiuscole.
L'ispirazione per il mio contributo a questo numero è nata incredibilmente fuori stagione, durante le mie vacanze estive in Alta Badia. Sapori, colori e profumi che ho portato a casa, archiviato (anche nel freezer!) e recuperato per mesi in cui tutti sognano di avere una baita in città.
Ecco dunque dei gnocchetti di patate al Graukäse con una riduzione di Lagrein.
Come suggerisce la signora Erica, che gestisce un maso e organizza corsi di cucina ladina, qualora risulti difficile in città procurare il formaggio grigio di montagna, si può optare per una variante di formaggio locale.
Quale ? le chiesi timidamente. Qualunque, rispose secca. Purché puzzi.
Insomma, spero che anche a voi, sfogliando queste pagine, venga voglia di poltrona e plaid a quadri, senza sentire necessariamente suonare jingle bell.
Buona lettura
domenica 8 settembre 2013
Spatzle di spinaci e mousse ai lamponi: spunti da una cena d'ispirazione dolomitica
C'era una volta il tempo in cui da viaggi e vacanze si portavano a casa souvenir incredibili. Ricordo, non senza vergogna postuma, di aver regalato ai nonni materni, di rientro da una gita scolastica a Pisa, una statuetta bianca che cambiava colore col meteo. E penso con orrore retroattivo al piccolo sombrero con ventosa da parabrezza comprato ad Alicante negli anni ottanta. Sorvoliamo sulle agghiaccianti babbucce jugoslave in pelle rossa, Isola di Krk, 1984.
Per fortuna oggi i souvenir li compro di norma in drogheria, svaligiando negozi di generi alimentari tipici prima di rientrare. E' più forte di me. Sia una vacanza di due settimane o un blitz di lavoro di mezza giornata... non riesco a ripartire senza aver comprato cibo. Secondo me, ad ogni notizia di mia trasferta di lavoro a Roma, il signor Castroni stappa il Berlucchi.
Questo genere di souvenir ha il vantaggio di essere deperibile.
Sì, lo so... il viaggio è un casino. Se fa caldo, poi... girare con del burro salato artigianale nel bagagliaio non è facile (n'est ce pas, Valentina ?). Ma pensateci bene.
Pensate a certe maschere veneziane o statue africane che campeggiano a casa vostra o nei salotti svedesi dei vostri amici... non trovate che la deperibilità del souvenir sia un pregio davvero non da poco ?
Ho condiviso recentemente con gli amici i salumi presi ad Agosto durante le vacanze in Val Badia: kaminwurz, salame di selvaggina, speck, accompagnandoli con insalata di crauti al cumino e sesamo, sottaceti e costruendoci attorno un "prima" e un "dopo" d'ispirazione dolomitica: spatzle agli spinaci, serviti con burro fuso e ricotta di malga affumicata, e mousse vanigliata allo yogurt e salsa di lamponi.
Come primo, ho scelto gli spatzle per ragioni logistiche e organizzative, dati gli spazi angusti in cui cucino e ricevo. Questi gnocchetti possono essere cotti in anticipo e semplicemente spadellati solo all'ultimo momento. Li ho dunque preparati dopo pranzo per servirli a cena.
Spatzle agli spinaci
(dosi per due persone)100 gr spinaci cotti al vapore e strizzati
1 uovo (da 60 gr)
60 ml latte intero
sale, pepe, noce moscata
(circa) 120 gr di farina
"Grattugia" per spatzle (la mia, Tupperware, vecchio modello)
Per condire:
50 gr burro salato
50 gr ricotta di malga affumicata
In una ciotola capiente a bordi alti versare spinaci, uovo e latte. Amalgamare molto bene con un frullatore a immersione. Aggiustare di sale, pepe, noce moscata. Aggiungere la farina e amalgamare bene con un cucchiaio o una spatola.
La quantità di farina potrebbe dover essere variata a seconda di vari fattori (il tipo di farina, l'umidità degli spinaci, il peso dell'uovo...), l'importante è cominciare con 100 gr e regolarsi un po' a occhio, per ottenere una consistenza morbida ma non liquida, tipo puré.
Portare una pentola d'acqua salata ad ebollizione e far cadere l'impasto per formare gli spatzle con l'apposito attrezzo direttamente nell'acqua. Procedere poco alla volta. Quando vengono a galla, attendere un minuto, poi scolare con un mestolo forato e trasferire in una ciotola capiente con acqua fredda e ghiaccio, per bloccare la cottura.
Una volta pronti tutti e raffreddati, scolarli e tenerli da parte, eventualmente in frigorifero, in un contenitore ermetico unti con un cucchiaio d'olio.
Al momento di andare in tavola, io li ho spadellati e conditi con abbondante burro salato fuso e li ho serviti ricotta affumicata di malga grattugiata al momento.
Mousse di yogurt vanigliato con salsa di lamponi
(ricetta Bimby suggerita da Valentina per l'occasione)
Per la mousse
400 ml panna fresca
250 ml yogurt
1 baccello vaniglia
50 gr zucchero a velo
Montare la panna con i semi di baccello di vaniglia e lo zucchero a velo.
Aggiungere lo yogurt, amalgamando delicatamente perché la panna non smonti.
Mettere nelle ciotoline da servizio (ne escono 4 / 6, a seconda della dimensione) e riporre in frigorifero un'ora.
Per la salsa ai lamponi
250 gr lamponi freschi
1 limone
150 gr zucchero
Spremere il limone e filtrarne il succo.
Frullare i lamponi, aggiungere il succo del limone, lo zucchero e far cuocere per 8 minuti a fuoco medio, mescolando continuamente (nel bimby: frullare i lamponi 5sec/vel 7, poi cuocere 6min / 80°/ vel. 3, come da ricetta presente sul libro base).
Far raffreddare e conservare in frigorifero.
Versare sulla mousse di yogurt solo al momento di servire.
domenica 3 febbraio 2013
Strozzapreti con cavolo nero e ricotta affumicata
Giovedì scorso sono passata, la mattina presto, da Piazza Isolo. Non mi capita mai di essere lì a quell'ora e sono stata piacevolmente sorpresa dal trovarvi il mercatino del biologico e del km zero.
La mia attenzione è stata catturata da piccoli mazzetti di cavolo nero, ancora teneri, e dal camioncino di Malga Faggioli con i suoi formaggi.
Al banco di Malga Faggioli c'è sempre un giovane malgaro, d'inverno porta una cuffietta color tortora calata in testa. A me ricorda molto Peter, l'amico di Heidi, con le gote rosa e quel berretto. Mentre sceglievo i formaggi, il Baiz e la ricottina affumicata di capra, Peter mi dice tenero: Sa signora ? [E già lì... sentirsi dire signora di prima mattina...] in settimana nascono i capretti !
E io, stupida e bucolica: uuuhhh che belloooo...
Lui, tronfio e cimbro: Sì! così son pronti per pasqua. Quaranta giorni e...
Non sono vegetariana, ma giuro, sono rimasta di gesso. Nel giro di cinque secondi l'immagine agreste che mi era apparsa sul display interno aveva lasciato il passo ad una scena tra il biblico e il pulp.
Sono fuggita tipo lepre abbagliata dai fari verso il bar vicino dove ho chiesto un caffé doppio. E per favore al tavolo.
Ecco cosa ho cavato fuori da quella spesa: strozzapreti con cavolo nero, pomodorini e ricotta affumicata.
Cosa ho usato (per due)
400 gr di strozzapreti freschi di grano duro
50 gr di ricotta affumicata
2 mazzettini di cavolo nero
3 spicchi d'aglio
mezzo vasetto di pomodorini semi secchi (Sicilia bella mia, all'esselunga)
sale, pepe, olio e.v.o.
Come ho preparato
Ho lavato e mondato il cavolo e l'ho scottato 7 minuti in una padella con tre dita d'acqua bollente salata. L'ho scolato per bene e l'ho tagliato a tocchetti, lasciando separate le parti più vicine alla radice dalle punte delle foglie.
Nella cocotte ho soffritto gli spicchi d'aglio in camicia (volendo ci potrebbe stare anche un'acciughina) e ho aggiunto il cavolo, solo le parti più vicine alla radice, insieme ai pomodorini semi secchi ben scolati dall'olio di conservazione. Ho spadellato tre minuti, poi ho aggiunto il restante cavolo, rosolando per altri due minuti. Infine ho corretto di sale e pepe.
Ho cotto gli strozzapreti e li ho scolati (non troppo) con un mestolo forato, buttandoli poi nella padella del condimento.
Prima di servire ho grattugiato un po' di ricotta affumicata di Peter, non senza un po' d'odio per la Pasqua.
domenica 29 gennaio 2012
Penne di farro ai carciofi, alici e olive

Cosa serve (per 4):
3 carciofi
8 filettini d’alici sott’olio (anche no, se vegetariano)
2 cucchiai di olive taggiasche (fortemente raccomandata questa varietà)
2 spicchi d’aglio
20 grammi d’olio
20 grammi di vino bianco
320 grammi di penne di farro
Sale grosso + acqua per la cottura della pasta
Pepe
Come si prepara
Pulire i carciofi e tagliarli a spicchi molto sottili
Portare a bollore acqua salata.
In un tegame, soffriggere olio, aglio e alici, aggiungere i carciofi e farli rosolare; sfumare con il vino bianco e lasciar evaporare. Aggiungere le olive e continuare la cottura per 15 minuti, utilizzando il coperchio se dovesse servire umidità.
Cuocere la pasta per il tempo indicato sulla confezione, scolarla e spadellarla qualche secondo a fuoco vivo con il condimento.
Pepare e servire.
sabato 28 gennaio 2012
Charlotte salata di zucca e pecorino

Prevedo che per molti giorni dovrò escogitare proposte gastronomiche da archiviare nel capitolo "la cucina degli avanzi". Devo sbrinare il freezer. Io oooodio sbrinare il freezer. Sbrinare significa prima... svuotare. Significa essere costretti per giorni a mangiare roba scongelata di cui non se ne sente proprio il bisogno. Ma tant'é, il lavoro è ormai indifferibile, da qualche parte bisogna pure cominciare. I cassetti non si aprono quasi più. Non c’è brina, è pack. Alberto Angela potrebbe farci un documentario.
Mi viene incontro un filetto di maiale che necessita di una prova del carbonio 14 per la datazione. Lascio perdere.
La prima boccetta che faccio emergere dai ghiacci è quella di una densissima vellutata di zucca, preparata a dicembre. Ecco dunque l'idea, ispirata a un vecchio numero di sale e pepe: una charlotte salata.

Cosa occorre:
400 grammi di vellutata di zucca, molto densa, a temperatura ambiente
150 grammi di formaggio di pecora stagionato
3 uova grandi
300 gr latte,
30 gr burro,
40 gr farina,
Aromi: sale, pepe, noce moscata
50 grammi di pancetta affumicata a dadini (anche no, per vegetariani)
15 grammi d’olio
Qualche ago di rosmarino
Come la preparo:
Preriscaldare il forno a 180°.
Grattugiare il formaggio di pecora finemente, mettere da parte.
Preparare una bechamel densa con il latte, il burro, la farina, gli aromi. Mettere da parte a intiepidire.
Unire alla bechamel la vellutata densa e il formaggio, amalgamando bene, poi le uova (un uovo per volta). Se serve, correggere di sale e pepe.
Mettere il composto in uno stampo da charlotte in silicone e cuocerlo in forno a bagnomaria per 50’ a 180° (utilizzo l’acqua del bagnomaria già calda).
Quando lo sformato è cotto, toglierlo dal forno e lasciarlo riposare un quarto d’ora prima di sformarlo.
Nel frattempo rosolare la pancetta con 15 grammi d’olio.
Rovesciare la charlotte e guarnirla con pancetta e rosmarino.
Le mie vellutate da freezer
Quando preparo le vellutate da congelare, le tengo volutamente in stato molto consistente e cremoso, pronte per essere allungata a piacere in fase di scongelamento e riscaldamento. Le congelo riciclando barattoli di vetro delle passate di pomodoro, ingentiliti da etichette fatte in casa.
Per la vellutata avevo utilizzato (più o meno) 300 grammi di zucca, una cipolla piccola, 200 grammi d’acqua, 50 di latte, un cucchiaino di dado vegetale casalingo, 20 grammi d’olio.
venerdì 30 dicembre 2011
Le orecchiette di Csaba ed Ely OGM (orecchiette gastronomicamente modificate)
Un po' di novità post natalizie...

La prima: la mia amica e collega Silvia lascia Verona, rendendomi molto felice per lei e la sua carriera ma molto triste per un legame che, se non si spezza, inevitabilmente si allenta;
La seconda: finalmente mi sono fatta il regalo che mi serviva. E' arrivata la mitica Billy di Ikea con le ante a vetro per riporvi riviste e libri di cucina; ringrazio il sant'uomo con station wagon in comodato, che si è prestato al suo allestimento;
La terza: la libreria è arrivata ed è già quasi sottodimensionata, visto lo storico e il fatto che amici e parenti hanno scelto libri di cucina come (graditissimo) regalo di Natale;
La quarta: uno di questi nuovi libri è Merry Christmas di Csaba dalla Zorza, regalo di Valentina. Il 20 dicembre scorso, Valentina mi ha portata da Soufflé per prendere questo libro, con dedica in diretta dell'autrice, lì presente, in Prada, carne e ossa, con la sua composta eleganza;
La quinta: a proposito di questo libro, ho pensato che la mia recente proposta (le trofie al radicchio) può essere riadattata per partecipare all'iniziativa del blog Nella cucina di Ely Quale menù per le feste: Classico o contemporaneo ? http://www.nellacucinadiely.it/2011/12/quale-menu-per-le-feste.html.
L'iniziativa di Ely e le mie orecchiette OGM

Elena ha selezionato sei ricette da due libri di Csaba (Merry Christmas e Fashion food, che sarebbero il premio, ma che già ho...), invitandoci a reinterpretarle con una variazione di massimo tre ingredienti.
Ho scelto di rivisitare le orecchiette con crema alle noci. Queste le mie due variazioni (o meglio, una sostituzione e un'aggiunta):
Per le orecchiette: le ho fatte a mano, inserendo la farina di castagne nell'impasto.
Per il sugo, ho riproposto il mio pesto di radicchio e noci, senz'aglio, sostituendo il mascarpone di Csaba con il radicchio di Verona, mantenendo il parmigiano, sale e pepe e aiutandomi con l'acqua di cottura per diluirlo.
Come ho fatto (per 2 persone)

Ho preparato le orecchiette amalgamando con acqua qb per ottenere un impasto gommoso
50 grammi di farina di castagne
50 grammi di farina bianca tipo 0
75 grammi di farina di semola di grano duro
Ho chiuso l'impasto in un sacchetto da freezer durante la lavorazione delle orecchiette per evitare seccasse, estraendone dunque un po' alla volta per strascinarle.
Le ho lasciate asciugare mezza giornata su un canovaccio.
Ho messo a bollire acqua salata, nel frattempo ho preparato il pesto.
In un mixer ho frullato pezzi di parmigiano reggiano (circa 50g) e gherigli di noce (circa 50g), poi ho aggiunto il radicchio lavato, asciugato e tagliato a striscioline, ho frullato di nuovo a intermittenza. Prima di condire la pasta, ho aggiunto sale e pepe e l'ho ammorbidito con l'acqua di cottura.
Mi rendo conto che - viste le trofie - questa ricetta sia un perfetto dèjà vu, tuttavia, paragonandole al candido piatto di Csaba, è incredibile come una proposta possa cambiare completamente aspetto con piccole modifiche. Ne è uscito un piatto diverso, molto più rustico e territoriale.

La prima: la mia amica e collega Silvia lascia Verona, rendendomi molto felice per lei e la sua carriera ma molto triste per un legame che, se non si spezza, inevitabilmente si allenta;
La seconda: finalmente mi sono fatta il regalo che mi serviva. E' arrivata la mitica Billy di Ikea con le ante a vetro per riporvi riviste e libri di cucina; ringrazio il sant'uomo con station wagon in comodato, che si è prestato al suo allestimento;
La terza: la libreria è arrivata ed è già quasi sottodimensionata, visto lo storico e il fatto che amici e parenti hanno scelto libri di cucina come (graditissimo) regalo di Natale;
La quarta: uno di questi nuovi libri è Merry Christmas di Csaba dalla Zorza, regalo di Valentina. Il 20 dicembre scorso, Valentina mi ha portata da Soufflé per prendere questo libro, con dedica in diretta dell'autrice, lì presente, in Prada, carne e ossa, con la sua composta eleganza;
La quinta: a proposito di questo libro, ho pensato che la mia recente proposta (le trofie al radicchio) può essere riadattata per partecipare all'iniziativa del blog Nella cucina di Ely Quale menù per le feste: Classico o contemporaneo ? http://www.nellacucinadiely.it/2011/12/quale-menu-per-le-feste.html.
L'iniziativa di Ely e le mie orecchiette OGM

Elena ha selezionato sei ricette da due libri di Csaba (Merry Christmas e Fashion food, che sarebbero il premio, ma che già ho...), invitandoci a reinterpretarle con una variazione di massimo tre ingredienti.
Ho scelto di rivisitare le orecchiette con crema alle noci. Queste le mie due variazioni (o meglio, una sostituzione e un'aggiunta):
Per le orecchiette: le ho fatte a mano, inserendo la farina di castagne nell'impasto.
Per il sugo, ho riproposto il mio pesto di radicchio e noci, senz'aglio, sostituendo il mascarpone di Csaba con il radicchio di Verona, mantenendo il parmigiano, sale e pepe e aiutandomi con l'acqua di cottura per diluirlo.
Come ho fatto (per 2 persone)

Ho preparato le orecchiette amalgamando con acqua qb per ottenere un impasto gommoso
50 grammi di farina di castagne
50 grammi di farina bianca tipo 0
75 grammi di farina di semola di grano duro
Ho chiuso l'impasto in un sacchetto da freezer durante la lavorazione delle orecchiette per evitare seccasse, estraendone dunque un po' alla volta per strascinarle.
Le ho lasciate asciugare mezza giornata su un canovaccio.
Ho messo a bollire acqua salata, nel frattempo ho preparato il pesto.
In un mixer ho frullato pezzi di parmigiano reggiano (circa 50g) e gherigli di noce (circa 50g), poi ho aggiunto il radicchio lavato, asciugato e tagliato a striscioline, ho frullato di nuovo a intermittenza. Prima di condire la pasta, ho aggiunto sale e pepe e l'ho ammorbidito con l'acqua di cottura.
Mi rendo conto che - viste le trofie - questa ricetta sia un perfetto dèjà vu, tuttavia, paragonandole al candido piatto di Csaba, è incredibile come una proposta possa cambiare completamente aspetto con piccole modifiche. Ne è uscito un piatto diverso, molto più rustico e territoriale.
venerdì 23 dicembre 2011
Trofie di castagne con pesto di radicchio veronese

Poiché la mia identità territoriale pendola su quella direttrice che congiunge la pianura padana da est a ovest, ho pensato di farvi gli auguri e di congedarmi prima di natale con una proposta mezza ligure, mezza veneta, ma comunque invernale.
Vi propongo le trofie alle castagne con il mio pesto alla veronese.
Cosa serve (per 6)
Per le trofie:
150 grammi di farina zero
150 grammi di farina di castagne
un pizzico di sale
acqua a temperatura ambiente, qb
Per il pesto:
3 cespi di radicchio di Verona (quello piccolo, dolce e ovale)
una manciata di noci
uno spicchio d'aglio
un pezzettino (a piacere) di formaggio stagionato tipo monte veronese
sale, pepe qb
olio qb
(e tenere da parte un po' di acqua di cottura)
Come lo preparo
1.Preparare le trofie miscelando dapprima le due farine debitamente setacciate, con aggiunta di sale; aggiungere acqua qb per ottenere una pasta elastica (tipo pongo, per chi se lo ricorda...).
2.Formare una palla con l'impasto e avvogerla nella pellicola per tenerla umida.
3. Staccare pezzi d'impasto della dimensione di un cece e schiacciarli, a uno a uno, sotto il palmo della mano, con un movimento in avanti e uno all'indietro.
4. Stendere le trofie ad asciugare su un panno.
Mentre asciugano preparare il pesto, dapprima molto asciutto perché andrà in seguito ammorbidito con l'acqua di cottura.
5. Mettere nel mixer prima le componenti più dure, ossia l'aglio e le noci. Dare una prima frullatina a intermittenza.
6. Aggiungere il formaggio, rimixare.
7. Aggiungere l'olio fino a che copra per bene gli ingredienti sinora inseriti.
8. Aggiungere il radicchio tritato a striscioline (salvo la parte più bianca, vicina all'attaccatura), mixare nuovamente a intermittenza. Tenere da parte.
9. Far bollire abbondante acqua e sale grosso in una pentola; quando arriva a bollore, tuffarvi le trofie.
10. Quando cominciano a venire a galla, pescare dalla pentola un po' d'acqua di cottura (io uso una tazzina da caffè) e utilizzarne qb per ammorbidire il pesto.
11. Quando le trofie sono venute a galla, scolarle e condirle con il pesto e servire subito.

Attorno al cibo, anche quest'anno, si sono consumate innumerevoli emozioni.
Ci sono state molteplici occasioni spassose e conviviali, come quelle scandite dalla cucina di Monica, la madonna dei farinacei (con pizza, pane e gnocchi sa far miracoli); o come le "serate del porco", che non conoscono stagionalità.
C'è Valentina con il gruppo-utenti-Bimby, che ha la cucina come primo pretesto, ma è sempre più una rete di relazioni e di sostegno che va ben oltre le serate di scambio ricette e cucina collettiva.
Ci sono stati lunghi momenti d'introspezione, come le cene tra donne al ristorante biovegetariano diventato il confessionale per me e un paio di amiche.
Ci sono mamma e papà, a 200 km da me, a cui è indirizzata ogni ricetta postata, non potendola condividere in presa diretta.
A tutte le amiche di pentola, ai compagni di tavola, ai miei quattro lettori fissi e a chi passa di qui per caso... buon natale !
martedì 1 novembre 2011
Dei sepolcri e del brasato con polenta

Il pranzo dei giorni festivi a casa di mamma richiama giocoforza momenti e piatti autunnali o invernali. Non credo ci sia una mamma meritevole di passare alla storia per l'insalatona con il tonno in scatola, suvvia. Sì, insomma... le mamme in cucina diventano famose per quei piatti fumanti e aromatici, quelle cotture lunghe che difficilmente ti metteresti a fare. Forse a Napoli la genovese, a Pavia la trippa, per esempio... La cucina della mamma è comfort food.
E di comfort food ce n'è proprio bisogno il primo di novembre, dopo il tour ufficiale per sepolcri. Un rito collettivo a cui mi sottopongo esclusivamente per rispetto alla mia genealogia passata e presente ma che trovo volgarmente pubblico e consumistico, alla stregua di San Valentino. Lo dico da vivida sostenitrice della Legge 130/2001, in particolare dell'art. 3 commi c ed e (rispettivamente diritto alla dispersione o affido familiare delle ceneri), convinta che gli affetti non debbano avere date, luoghi e tariffe comunali per essere celebrati o ricordati, e che la cosa sia un fatto estremamente privato.
Per fortuna, dopo l'escursione al monumentale, a casa di mamma c'è un favoloso brasato con polenta. Il salto tra le due tematiche è un po' poco lubrificato, mi rendo conto, ma tant'è. D'altro canto non sarebbe latte e fiele.
Come mamma ha preparato il brasato
Ha utilizzato un pezzo di manzo piemontese, un girello di spalla. Ha rosolato in pentola con olio un po' di cipolla, carota, sedano (tritati molto gossi). Ha aggiunto una garzina con alloro, rosmarino e chiodi di garofano; ha sigillato la carne in quel battuto, sfumando con un po' di vino rosso e aggiungendo in seguito un po' di passata di pomodoro e del brodo, preparato con il mio dado di carne, fatto in casa.Poi ha chiuso la pentola a pressione e se ne è parlato un'ora e dispari dopo.Questa fase per me resta un mistero. Le pentole a pressione mi fanno una paura fottuta. Irrazionale, lo so. Ma per me non poterne governare il contenuto, non poter mettere il naso nella casseruola mentre qualcosa cuoce è una tortura cinese. Le cotture a pressione per me restano un grande black hole.A cottura ultimata ha tolto la carne, preparando il sugo di accompagnamento. Ha tenuto da parte metà del fondo di cottura in pezzi e ha frullanto l'altra metà con il minipimer, allungandolo con un filo d'acqua bollente, poi ha unito il tutto e lo ha versato sul brasato.Nel frattempo abbiamo preparato la polenta. Siccome anche le mamme si evolvono, abbiamo preparato una polenta 2.0, ossia cotta al microonde con le istruzioni della prof di matematica (di cui ho già detto).
Come si cuoce la polenta a microonde

Per 4 persone
300 grammi di polenta non istantanea. (Noi abbiamo utilizzato una farina di mais dell'oltrepo, regalo di Vanna, proveniente dal Molino Bruciamonti di Santa Maria della Versa - PV);
1,5 litri d'acqua quasi bollente e salata;
1 cucchiaino d'olio.
Far bollire l'acqua, ben salata, a parte. In una terrina che vada in micoonde versare l'acqua bollente e salata, emulsionarvi il cucchiaino d'olio e versarvi a pioggia, mescolando con una frusta, la farina di mais. Poi cuocere a microonde, prima 5 minuti a 800 watt, poi 13-15 minuti a 500 watt, coperta con i coperchi forati in plastica specifici per microonde. Mescolare nuovamente per amalgamare meglio il composto e servire. Questa tecnica fa diventare quasi istantanea una polenta che altrimenti avrebbe richiesto 40 minuti di fuoco e gomito. Se non l'avessi vista (e assaggiata), non ci avrei creduto.
Tra pentola a pressione e microonde, devo ammettere che in fondo mia mamma è più smart di me... Se va avanti così, c'è solo da sperare che non si apra un profilo su feisbuc.
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