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domenica 13 luglio 2014

I fiori di zucchina e muddica al forno





Il sabato mattina, quando posso, mi concedo il tempo per una colazione in compagnia con amici, una in particolare. Un rito nato tempo fa, facendo diventare appuntamento la coincidenza che ci faceva trovare per caso spesso nello stesso posto alla stessa ora a bere il caffé.
Altri amici e colleghi lo sanno. E l'appuntamento dapprima casuale, poi "aggiungi un posto a tavola" è oggi diventato un po' come l'orario di ricevimento dei professori alle medie. Arrivi alle 10 e aspetti. Qualcuno arriverà, se non è già li.

Ieri mattina, insolitamente più tardi del solito, facevamo pigramente colazione in quattro.
Verso le 11 compare lo chef con in mano una cassetta in legno colma di fiori di zucca meravigliosi.
Come li fai, fritti o al forno ? gli chiedo. Lui strabuzza gli occhi, come se avessi bestemmiato.
Eh...fffritt', mi dice, con un non verbale ricco e partenopeo a corredo.
Lo chef è napoletano, probabilmente friggerebbe anche la cassetta.
E come biasimarlo.
Fatto è che mi è salita una voglia pazzesca di fare i fiori di zucca fritti.

Ma a casa ho una zona giorno microscopica, il divano dista circa un metro e venti dal fornello.
Se friggessi in casa, penso dovrei cambiare il mobilio ogni volta.
Così stamattina mi sono tolta la voglia con i fiori di zucchina e muddica al forno, un mio cavallo di battaglia estivo non ancora passato da queste pagine.

Mi accorgo peraltro che le cose che propongo più spesso qui non ci sono... il polpettone per gli "amici del porco", il focaccione al rosmarino, i funghi ripieni, il bunet... dovrò provvedere.




12 fiori di zucchina (con le loro mini-zucchine)
1/2 provola affumicata (circa 150 g)
2 fette di pan bauletto
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
1/2 spicchio d'aglio
sale pepe
olio evo
3 foglie di basilico
acciuga (facoltativo)

Se i fiori che trovate non dovessero avere le zucchine ancora attaccate, usate un paio di zucchine piccole e sode, privandole della parte centrale più morbida se fossero più acquose.

Pulire delicatamente i fiori privandoli del pistillo e del gambo
Frullare grossolanamente nel mixer il pan bauletto, per formare briciole grosse e lievi, metterlo da parte
Frullare sempre grossolanamente la provola affunicata, mettere da parte
Frullare della stessa granularità del pane e della provola anche le mini-zucchine (ne bastano 6), con il basilico e l'aglio.
Nel frattempo accendere il forno a 200° e portarlo a temperatura.
In una terrina mescolare le zucchine, la provola, 2/3 del pane e il parmigiano.
Se si gradisce, si può aggiungere anche dell'acciuga.
Correggere di sale e pepe.
Farcire i fiori con il composto amalgamato, aiutandosi con un cucchiaino da caffé.
Disporre i fiori in una pirofila leggermente unta, cospargere con il pane avanzato, un po' di sale pepe e un filo d'olio a zig zag per tutta la pirofila.

Infornare per 15 minuti in un ripiano non troppo vicino alle serpentine e servire caldi. Se il pane dovesse colorire troppo, dopo dieci minuti abbassare il forno a 180°.




Dedico questa ricetta ai compagni di colazione Ana, Manolo (sigh, ci manchi), Anna e Davide.
E al mio chef preferito. 'A faccia mia sott e pier vuost, chef.

martedì 27 maggio 2014

Quasi-guacamole mediterranea (un anno dopo)


Il lunedì l'arrivo in ufficio non è mai dei migliori. Per quanto non mi dispiaccia per nulla lavorare, comincio a provare momenti di saturazione rispetto al mio lavoro.
Ciò accade dopo quindici anni di servizio nello stesso settore, dieci dei quali nella stessa nella Megaditta, nei secoli fedele come l'Arma dei Carabinieri, Filini e Fantozzi, Angelino Alfano.
L'approccio con la settimana aziendale necessita dunque nell'ordine: super caffé macchiato del bar, puntatona del ruggito del coniglio nel tragitto in auto, un po' di training autogeno e, dopo il passaggio ai tornelli, anche una fiala di plasil.

Ieri mattina però una collega, grande donna, grande professionista e grande cuoca, si è precipitata in stanza da me prima delle nove per dirmi che aveva fatto la mia "guacamole mediterranea", una mia variante senza avocado, pubblicata sulla rivista un anno fa. A tavola per lei è stato un successone.
E' stato un piacevole incipit, una piccola soddisfazione sapere di essere stata utile a qualcuno.

In quel momento ho realizzato di non aver mai pubblicato sul blog quella ricetta, ormai datata e parte di un menu messicano proposto a Threef nel n. 1, ma adatta per stagionalità all'affaccio d'estate che ci attende. E così ne approfitto per farlo ora, un po' a babbo morto.

Com'è triste Venezia un anno dopo, cantava Aznavour.
Figurati una zucchina.

Chissà che questo post a scoppio ritardato compensi un po' la mia latitanza dal web e dalla vita sociale, intrappolata come sono tra tornelli, fiale di plasil, lavatrici notturne e week end in famiglia.


Quasi-guacamole mediterranea

200 gr di zucchine sode
200 gr di peperoni verdi dolci, tipo friggitelli
60 gr di cipolla rossa
2 pomodori piccadilly maturi
1/2 lime, la scorza grattugiata
2 gocce di tabasco
1 spicchio d'aglio, privato dell'anima
4 foglie di basilico
1 peperoncino rosso piccante (facoltativo)
olio extravergine, sale e pepe q.b.
300 gr di nachos

Pulite e preparate le verdure: private i pomodori della parte interna, tagliate i pomodori e la cipolla a brunoise, tagliate le zucchine e i peperoni a tocchetti.
Soffriggete in padella l'olio e metà della cipolla, aggiungete zucchine e peperoni e fate rosolare per una dozzina di minuti, con sale e pepe. A fine cottura lasciate intiepidire, poi tritate il tutto poco più che grossolanamente al mixer, aggiungendo anche un po' del pomodoro, il basilico, l'aglio, il tabasco e la scorze di lime. Trasferite in un colino per cinque minuti, per far perdere eventuali succhi eccessivi e far raffreddare.
Versate il tutto in una ciotola, aggiungendo i pomododori e la cipolla rimasti, il peperoncino a fette e un filo d'olio a crudo. Mescolate a mano e correggete di sale e pepe, se fosse necessario.
Servite con nachos.



sabato 8 marzo 2014

Un 8 marzo di sole, una lasagna vegetariana, voglia di primavera e nostalgia di mamma






Ci sono certi oggetti, anche in cucina, che hanno un fascino incredibile. Sono quegli oggetti che ricordano l'infanzia.
L'altra sera, per esempio, stavo per comprare una vecchia bilancia tedesca su ebay. I noti problemi di spazio mi hanno trattenuta. Ma non so per quanto. Era la stessa identica bilancia con il piatto in metallo che aveva mamma, rossa, negli anni settanta, e con cui da bimba giocavo. Una bilancia che sembra uscita dai fotogrammi di Goodbye Lenin. Da anni è missing, rimpiazzata da meno poetiche soluzioni digitali salvaspazio.

Tra i reperti archeologici invece degnamente sopravvissuti nella cucina di mamma, c'è un kit tritatutto Girmi del settantuno, regalo di nozze. Un kit multifunzione che conteneva grattugia, tritacarne, frullatore a immersione e frullatore a fruste. Color grigio pallido. Mamma ne va fierissima, data la longevità dell'apparecchio. E del matrimonio, direi io.
Vent'anni fa le ho fuso il frullatore a fruste, messo a dura prova sotto natale da quintali di creme al mascarpone. Non me l'ha ancora perdonata. Mi sono offerta di regalarle un Bimby, mi ha mandata a stendere. Che il suo frullino era speciale.
E' con quel tritatutto, che taglia meravigliosamente verdure e formaggi a julienne, che feci la mia prima lasagna vegetariana a crudo, ai tempi dell'università. La prima e ultima.

Quando oggi, per dare il benvenuto alla primavera, mi sono decisa a rifare quel piatto, è stato naturale pensare a mamma e al suo girmi.
Quello che non ricordavo, è che questa lasagna fosse così gustosa.
Penso proprio non passeranno altri quindici anni, prima di rifarla.

Buon 8 marzo, mamma !
Non so papà se sia stato così romantico... a me la mimosa, l'hanno regalata a colazione, con un caffè fumante.
Ringrazio Stefano, il barista.





Per una teglia 17x25 cm

2 carote
2 zucchine
1 porro
3 peperoni
1 confezione di sfoglia grezza
300 g grana padano grattugiato
500 ml di besciamella

Per la besciamella
500 ml latte
50 g burro
40 g farina
sale, pepe, noce moscata

Preparare la besciamella e farla intiepidire. (Nel bimby, inserire tutti gli ingredienti insieme nel boccale e cuocere 7 minuti / 90° / vel. 4. Lasciarla intiepidire nel boccale, senza misurino, a lame in funzione a velocità 2.)
Preriscaldare il forno a 200°.
Nel frattempo tagliare a julienne le verdure, lavate e asciugate, e disporle sulla placca del forno ricoperta di carta forno, senza alcun condimento. Metterle in forno ad asciugare per circa 5 / 7 minuti. Non devono gratinare, devono solo perdere umidità.
Estrale dal forno, condirle con sale, pepe e mescolarle.
Lasciarle intiepidire, basterà poco tempo.
Allestire la lasagna a strati: pasta all'uovo, verdure, formaggio e besciamella in ogni strato, fino a terminare gli ingredienti.
Infornare per 25 minuti.

sabato 16 febbraio 2013

Celeriac & stilton soup



Il sedano rapa per me è stato una recente scoperta. Sebbene sia diffuso in zona, non per niente viene chiamato anche sedano di Verona, non mi ha mai fatto gola. Sarà che il gusto del sedano cotto non mi faceva impazzire (ricordo con lieve fastidio il riso e sedano in brodo che ogni tanto mia madre preparava la sera), sarà che il prodotto in sé non ha un aspetto invitante... ne sono stata alla larga per quasi quarant'anni. Peccato non averlo scoperto prima, invece.
Non l'ho mai provato fresco né fritto, come consiglia l'ortolano, ma é diventato uno dei gusti da me preferiti per le vellutate. Tra l'altro ha una consistenza che mi permette di non aggiungere patate per addensare, lasciando il risultato molto leggero. La vellutata di sedano rapa è da poco una consuetudine, che preparo nelle due varianti: con i crostini tostati e prezzemolo oppure con il formaggio erborinato.

E oggi non un erborinato qualunque. Era troppo bello questo blue stilton, nel vasetto chiuso da una cialda di cera, per lasciarlo nel negozio... arriva proprio dal Leicestershire, una delle poche zone inglesi a poter utilizzare la PDO, denominazione di origine protetta. Facendo l'autopsia all'etichetta mi sono chiesta quali trascorsi bizzarri con la clientela abbiano portato il produttore ad inserire la precisazione  "do not eat wax seal".


Cosa ho usato:
(per due/tre)
un sedano rapa pulito e sbucciato (circa 300g netti)
30g (un quarto) di cipolla bionda
30 g d'olio extra vergine
350/400 g di brodo di verdura
3 cucchiaini di blue stilton
una macinata di pepe

Come la preparo:
Ho tritato la cipolla, per preparare un soffritto di olio e cipolla.
Ho aggiunto il sedano rapa tagliato a  cubetti, a rosolare, il brodo; ho portato a portare a bollore e coperto. Ho fatto cuocere per 25 minuti, badando che non asciugasse troppo.
A fine cottura ho unito un cucchiaino di stilton e frullato il tutto con un frullatore ad immersione direttamente nella pentola.
Ho servito spolverando di pepe e aggiungendo un po' di stilton a guarnizione.

sabato 1 settembre 2012

Pensieri stupendi e la "capatouille"


Anche agosto è passato. Ho un anno in più, tre chili in più e poca, pochissima voglia d'inverno. Alla faccia di tutti coloro che agognano da settimane il fresco. Da ieri piove e ne ho già le palle piene.
Come ha già raccontato quel mito di Valeria qui, ad agosto come lei compio gli anni e quest'anno, per il mio compleanno, sono stata ricoperta di graditissimi giocattoli, principalmente per la cucina. E' stato svaligiato Soufflé, complice l'attentissima Patrizia. Sarà quindi un divertente esercizio per le prossime settimane, quello di ringraziare tutti i miei amici per il pensiero stupendo che mi hanno riservato, mostrando loro quale destino sia stato riservato ai fantastici attrezzi.
Comincio oggi proprio da Valeria e da un composito gruppo composto da Giancarlo, Maurizio, Monica, Roby, Seba, Stefy. E' della prima l'idea del volume di Guido Tommasi, preso proprio da Soufflé. E' La cucina delle verdure: una grafica bellissima e un taglio semplice e didattico, poiché è di una collana dedicata ai corsi di cucina.
Il gruppo di amici, quelli delle invernali "domeniche del porco", hanno pensato invece a coloratissime cocotte Le Creuset. Gli amici del porco, tutti con una spiccatissima vena artistica, hanno accompagnato le cocottes con un fotomontaggio... la mia faccia applicata a Colette di Ratatouille. Era fatto così bene che ci ho messo qualche minuto ad osservare che la faccia fosse proprio la mia. Ad un certo punto ho detto: Ma Colette non aveva gli occhiali... Oh-oh... quella non è Colette ! Da spataccarsi. La mia compagna di banco in ufficio, quando ha visto la composizione, non riusciva a smettere di ridere.

Il combinato disposto dei due pensieri (e del fotomontaggio) ha dato origine ad una... capatouille en cocotte. No, non è un refuso. Solo che non avevo voglia di olive e capperi, quindi non poteva essere una caponata. Ma non avevo voglia nemmeno di pomodoro, quindi non poteva essere ratatouille. Dunque, un po' di verdure con tanta cipolla  semplicemente arrostite per un'ora al forno, con basilico, sale, pepe, olio evo e qualche pinolo danno vita alla... capatouille.

Cosa ho usato
2 cipolle di tropea grandi
2 peperoni gialli
2 peperoni rossi
2 melanzane striate
5 zucchine
4 spicchi d'aglio
foglie di basilico
qualche pinolo
sale pepe e olio evo abbondante

Come fare
Tagliare le verdure a tocchetti di dimensioni proporzionate alla loro consistenza (più grandi le più tenere, più piccole le più consistenti).
Mettere tutto in una teglia (o in cocotte) con abbondante olio, pepe, pinoli e basilico e cuocere in forno a 200° già caldo, rigirando di tanto in tanto.
A fine cottura salare. E' buona anche fredda.

A breve vi racconto della mia settimana in montagna. Il pretesto per farlo... è in forno.

sabato 4 agosto 2012

La finestra di sopra, quella di fronte e il taboulé rinforzato.



Ho scoperto per caso la semola fredda come alternativa ad altri cereali nel 1991, durante una vacanza in Corsica. Ci fu servito il taboulé, che guardammo inizialmente con diffidenza prima di scoprire quanto fosse buono. Era vent'anni fa, e vent'anni fa - almeno a casa mia - non aveva fatto la sua comparsa nemmeno la pasta integrale. A casa mia c'erano le seguenti alternative: riso carnaroli, pasta lunga, pasta corta, pastina. E non è mai morto nessuno per questo. Altro che pasta di farro, pasta di kamut integrale, pasta alla spirulina, quinoa, amaranto, riso venere, basmati, riso rosso selvatico e tutta quella varietà imbarazzante di cereali & Co che riempie oggi le nostre dispense, diventate succursali del Natura Sì. Vent'anni fa, in Corsica, il cous cous servito freddo ci sembrò davvero uno strano piatto, che immaginammo figlio della storia coloniale francese.
Oggi la semola non fa più notizia. La uso spesso per il taboulé, arricchendo la ricetta tradizionale (con pomodoro, cipollotto e prezzemolo) con altre verdure. Mi piace questo piatto perché è velocissimo da preparare, non richiede l'accensione di fornelli per più di cinque minuti (teoricamente la semola potrebbe essere gonfiata anche senza fornelli). Inoltre il taglio delle verdure è un'operazione che mi diverte e mi scarica i nervi.

In settimana ho condiviso questo taboulé rinforzato con la mia vicina di casa. Una sorta di intermezzo gastronomico condominiale. La mia vicina di casa è uno spasso. Ogni tanto, dacché è estate e si può mangiare sul balcone, ci si trova a dividere una cena improvvisata. E' iniziata un po' per caso. E' successo che un lunedì sera stavo apparecchiando per la cena sul terrazzino; lei mi ha chiamata dalla finestra proponendomi di salire a mangiare il suo tiramisù dopo cena. Io le dico: perché invece non scendi a mangiarti il mio polpettone e porti giù il tuo dolce ? Da lì ci abbiamo preso gusto e, se possiamo, ogni tanto e rigorosamente senza preavviso si cena insieme e si conclude con un salto in gelateria.
Dopo cena, il solito gelato, i soliti due gusti: pesca al prosecco e crema Verona (crema al liquore strega e cardamomo). Poi camminiamo in quartiere a naso all'insù, amando entrambe l'architettura liberty decadente del nostro quartiere.
E, proprio perché amiamo l'arte, al rientro si finisce sempre a parlare del nuovo vicino, quello della finestra di fronte. Il non meglio precisato "tipo con il suv nero" che talvolta la sera si sfila l'accappatoio a luce accesa e senza tende, deliziandoci con il suo lato B, peraltro meritevole di citazione. Chissà se se lo immagina che, in caso di avvistamento, tra noi scatta l'SMS solidale ?


Per il taboulé
Far bollire in una pentola un bicchiere di acqua salata con un cucchiaio d'olio; appena giunge a bollore, buttare un bicchiere di semola, spegnere il fuoco, chiudere con il coperchio e lasciar gonfiare circa 5 minuti. Poi sgranare con la forchetta e trasferire in un vassoio ampio a raffreddare. Rimettere in un ciotola (non necessariamente una latta da ventresca ...) e arricchire con le solite verdure a cubetti: mezzo cetriolo, tre pomodori perini, un peperone giallo piccolo, il gambo di un cipollotto, olive, basilico, parecchio prezzemolo e abbondante menta. Condire con olio, limone, sale e pepe.
Io uso la semola Ferrero, mi garantisce la consistenza giusta a parità di quantità (a volumi, non in peso) di acqua e semola.

sabato 28 aprile 2012

Vellutata verde primavera con timo e pecorino

Negli ultimi giorni, i pasti a casa hanno lasciato spazio a molte uscite; non partendo, i "ponti" vari hanno offerto l’occasione di andare spesso a cena fuori con amici o colleghi. L'occasione di provare posti nuovi, di riscoprirne di vecchi (tipicamente quelli stagionali, al lago di Garda), di decretare finalmente la "pizzeria preferita 2012"... E anche a casa, non mi sono certo risparmiata. Basti dire che, negli ultimi giorni, per l'unica cena sinora trascorsa tra le mura domestiche ho preparato... mexican fajitas, giusto per stare leggeri !
 
Così, uno strappo alla regola dopo l'altro, arriva sempre il momento di mettere in funzione il robottone per la preparazione della consueta vellutata del pentimento.

Le minestre di verdura - l'ho già detto, mi ripeto - sono state l'incubo della mia infanzia e adolescenza. Sarà per questo che - nonostante oggi mi piacciano e anche parecchio - conservano sempre in fondo in fondo ques'aura quaresimale, da supplizio gastronomico. Un retropensiero che, notavo, accomuna ancora, nonostante anni di rehab, quelli che come me sono stati adolescenti ai tempi del Burghy.

Vellutata verde primavera con timo e pecorino (Esecuzione con Bimby)

 
Cosa ho usato
 
Un porro grande o due medi
Due zucchine
Una patata piccola
Una manciata abbondante di piselli freschi sgusciati
Dado casalingo di verdure (bimby), un cucchiaino
Acqua calda del rubinetto (stesso peso delle verdure)
Scaglie di pecorino stagionato tagliate con il pelapatate
Basilico fresco, un ciuffetto
Timo fresco, 5-6 rametti sfogliati, tenendo le cimette per decorare
Pepe bianco
20 grammi olio evo

Come la preparo con TM31

Pulire le verdure, tagliarle a tocchi e pesarle (io uso il cestello appoggiato sopra il coperchio del boccale)
Mettere nel boccale il porro, tritarlo qualche secondo a vel. 7 poi raccogliere sul fondo con la spatola
Aggiungere l’olio extravergine e rosolare 2’ /100° / vel. 1
Aggiungere le altre verdure, l’acqua calda in quantità/peso pari alle verdure (leggermente superiore se volete un effetto più brodoso), il dado, il basilico, il timo e cuocere 25’ / 100° / vel. 1 con il misurino.
A cottura ultimata, portare lentamente le lame a velocità 9 e frullare per 30-40”.
Servire con un filo d’olio, timo, pepe bianco e pecorino.

Senza Bimby l'esecuzione è identica: si prepara un soffritto con i porri, si aggiungono le altre verdure tagliate piccole, l'acqua calda di peso poco superiore al peso delle verdure, gli aromi e il dado vegetale, si copre e si fa cuocere per circa mezz'ora. Infine, si passa il tutto con un frullatore a immersione. Servire sempre con un filo d’olio, timo, pepe bianco e pecorino.

giovedì 1 dicembre 2011

La vellutata di funghi e porri del mea culpa (e del giorno dopo)


Non devo dire mai certe cose. Quegli auto proclami che tirano più sfiga di un gatto nero il venerdì 17. Cose tipo oggi esco presto dall'ufficio. Tutte le volte che ho pronunciato una frase simile sono stata chiamata, mentre stavo per lasciare la scrivania, da qualche dirigente che - con premesse sospettosamente complimentose - mi scaricava una colossale fregatura con scadenze improbabili.
Non dovrei dire mai certe cose. Ma l'ho fatto di nuovo. Lunedì ho detto: questa settimana dieta sana, pochi carboidrati, zero dolci, tante verdure.
Martedì sera sedevo davanti a una pizza radicchio e grana. Ieri non parliamone. Cena da Monica con pane fatto in casa da lei e paté di fegatini preparato dal nostro amico toscano, una montagna di gnocchi (sempre specialità di Monica) al ragù, crema di mascarpone e amaretto con sfogliatine di Perbellini. Le verdure ? nel soffritto del ragù, suppongo.

Stasera cerco di correggere il tiro sfangando la cena con una vellutata di funghi poveri e porri.

Cosa serve (per due porzioni)

250 grammi di champignon freschi (circa 8 grandi)
10 grammi di porcini secchi fatti rinvenire in acqua tiepida e strizzati
1 porro
1 patata piccola
dado vegetale (io uso quello fatto in casa con Bimby)
acqua calda
50 grammi di latte
30 grammi d'olio evo (tre cucchiai)

Procedimento

Scaldare l'acqua a parte.
Tagliare i porri e soffriggerli con l'olio.
Aggiungere la patata, i porcini e i funghi champignon, puliti e sminuzzati.
Rosolare un minuto il tutto, aggiungere il latte e acqua qb, più il dado. Lasciare cuocere per 25 minuti.
A fine cottura frullare il tutto e completare con una virgola d'olio, pepe, sale affumicato di Danimarca, prezzemolo.

Con Bimby (adattamento mio):
Tritare il porro a velocità 5, aggiungere 30 gr olio e soffriggere 3'/100°/vel.1.
Aggiungere (pesandoli) patata e funghi. Sminuzzare con un colpetto a turbo. Aggiungere un cucchiaio di dado Bimby vegetale, aggiungere 50 gr di latte e la restante quantità di acqua calda fino ad arrivare allo stesso peso delle verdure.
Cuocere 25'/100°/vel.1. A fine cottura frullare 30' velocità 8.
Servire con olio, prezzemolo sale e pepe.

Già che ci sono, vi propongo anche la "variante del giorno dopo": la stessa vellutata ben densa, proposta in cocotte, scaldata e gratinata in forno con un po' di pane integrale, groviera a julienne e pepe.
Altrimenti che zuppa, due giorni la stessa zuppa !

domenica 20 novembre 2011

Domenica a Verona: la città che dorme, la fnac e i fondi di frigo. Breve storia di un cake salato radicchio e noci.


La domenica mattina, se sono a Verona, esco di casa abbastanza presto, prendo il mio caffé in pasticceria e mi incammino a piedi verso il centro, attraversando veronetta a naso in su, incantata dall'architettura e speranzosa di scoprire ogni giorno un abbozzo di cantiere, uno scampolo di riqualificazione di quello che ritengo uno degli squarci più belli e bistrattati di città.
E poi lungo ponte nuovo, via Stella, piazza Bra, porta Borsari e indietro, passando per piazza Erbe, via Cappello, ponte navi. Secondo caffé in pasticceria, qualora in mezzo non ci fosse scappato un "macchiatino con" da caffé Tubino.
Sono quei cinque chilometri a piedi (a bimestre) che a una cariatide come me danno l'illusione di aver perso mezza taglia e di essere pronta per il cammino di Santiago. E strizzano l'occhio indulgente a ogni caloria di troppo che arriverà nelle ore successive. Tutto questo accade verso le nove di mattino, sicché quando mi dirigo verso casa pensando a cosa cucinare, Fnac sta alzando le serrande e i veronesi cominciano ad arrivare in centro, facendomi sentire un salmone controcorrente.

Stamattina, al consueto pellegrinaggio fnac, reparto cucina (sì, quel reparto fornitissimo che cambia posto ogni mese, questa settimana è scivolato di due scaffali verso sinistra...) sono stata rapita dalla monografia di cake dolci e salati, edita da Guido Tommasi.
Ho resistito all'acquisto con un brevissimo training autogeno, dicendomi che, come spesso mi accade, riesco a comprare libri di cucina ritenendoli vitali e poi non fare nemmeno una delle ricette contenute per anni.
Tuttavia mi è rimasta, dalle 10.15 di stamattina, una certa qual voglia di cake salato. Così, verso ora di cena ho abbozzato un cake salato con funzione svuotafrigo, classico della domenica sera.

Cosa ho usato

60 grammi di farina integrale antico molino rosso
120 grammi di farina zero antico molino rosso
3 uova (in vero ho usato 180 grammi di albumi, reduci da un semifreddo zabaione)
1 bustina di lievito istantaneo per torte salate
10 grammi di latte
30 grammi di olio (10+20)
1 scalogno piccolo
40 grammi di noci
100 grammi di groviera
70 grammi di radicchio di Verona
70 grammi di duetto - mascarpone e gorgonzola (anche questo un fondo di frigo)
Sale e pepe


Come l'ho preparato

Il cake svuotafrigo è stato realizzato con Bimby, che mi consente di utilizzare un solo recipiente per tutti i passaggi, ma è assolutamente fattibile con le vie tradizionali.
Le mie istruzioni per il robot sono queste:

Ho tritato le noci grossolanamente, 5" / vel. 5, le ho messe da parte
Ho tritato il groviera 10" / vel. 7, ho messo da parte
Ho tritato lo scalogno 5" / vel. 5, ho aggiunto 20 grammi d'olio e ho soffritto, 3'/ 100° / vel. soft
Ho aggiunto il radicchio a striscioline, ho dato un colpetto a velocità turbo, ho aggiunto un'ombra di vino bianco e l'ho stufato 3'/ varoma / vel. soft / antiorario; ho messo da parte e ho pulito il boccale.
Ho messo nel boccale le uova, il latte e l'olio rimasto, sale e pepe e ho montato il tutto per 2' / vel. 4
Ho aggiunto le farine e il lievito, e ho amalgamato 1' / vel. 4
Ho aggiunto tutto il resto (noci, radicchio, groviera, duetto a tocchetti) e ho amalgamato di nuovo, stavolta con la funzione antiorario, per evitare di frantumare troppo noci e radicchio, per 1' / vel. 4
Ho imburrato e cosparso di pan grattato uno stampo da cake e ho versato il composto, che ha cotto in forno a 180° per 40 minuti.

domenica 30 ottobre 2011

Veggie cake: una seconda chance per il broccolo puzzone


Avevo invitato una coppia di amici per una cena autunnale ieri sera, così organizzata:
per antipasto, una quiche di radicchio di Verona e gorgonzola dolce
per primo piatto, una vellutata di zucca con erba cipollina
per secondo, sottocosce di pollo alla salsa di soia e castagne con un contorno di verdure miste prese in gastronomia
per dolce, un semifreddo di marroni e croccante alle mandorle.
Per quanto fosse tutto perfettibile, specie la vellutata (troppo dolce) e il pollo (troppo poco cotto) non è avanzato nulla, salvo le verdure. Così stamattina, al rientro da un giretto in centro, mi sono trovata con zucchine trifolate, caponatina e broccolo lesso. Urgeva liberare il frigo, specie dal broccolo, e anche in fretta, visto che il pomeriggio andrà per il cambio di stagione negli armadi. Orbene, non sarà elegante dirlo, ma il broccolo cotto, abbandonato a se stesso, emana un cattivo odore. Solo una saggia e responsabile operazione di recupero poteva liberarmi dall'odor di broccolo, senza per forza buttarlo.
In queste occasioni, quando l'avanzo chiama, il mixer ti aiuta. Ho frullato una mozzarella (ma sarebbe stata meglio una provola affumicata), ho aggiunto un bricco di panna di soia, due cucchiai di grana grattugiato, due uova, sale, pepe, un cucchiaio di curry, una mezza bustina di lievito istantaneo per torte salate e ho riflullato tutto. Ho messo le verdure avanzate nello stampo da plum cake, mescolandole, poi vi ho versato il composto sulle verdure. Il tutto in forno già caldo a 175° per 30 minuti. Ecco il pranzo, qui presentato appena sfornato, pochi minuti fa, accompaganto dal fantastico pane fatto in casa da Monica.